6.a SESSIONE – INTERVENTO

Riprendo solo una frase detta.

Non partiamo dal presentare i fatti secondo il doppio ingresso, o anche doppia categoria, o legge o amore.

Se la parola amore trova una designazione, un significato, questo significato è il regime dell’appuntamento: regime dell’appuntamento è una legge diversa dall’uscire da qui e sparare addosso alla gente, ovviamente, che pure è una legge del comportamento.

Tanto che se la parola amore acquista finalmente un significato plausibile – vuol dire applaudibile, approvabile – è perché designa il regime dell’appuntamento, e solo questo, allora sarebbe buon senso (come il mio) quello di non avere neanche più bisogno della parola amore: mi basta pensare al regime dell’appuntamento, perché battezzarlo linguisticamente con una parola ulteriore, amore?

 

Maria Delia Contri

Scusa se ti interrompo un momento.

Una cosa che precisa Freud – che era un problema che si poneva, ma che è anche nella nostra stessa testa – è il tema della durevolezza, mentre l’appuntamento sembra essere…

 

Giacomo B. Contri

No, se uno non afferra che il regime dell’appuntamento è una vera costituzione, durevole in quanto tale, non ha capito niente.

L’appuntamento è un regime, espressione già usata: regime dell’appuntamento. Però l’aggiunta di Mariella è corretta: il tempo è implicato nella legge, è nella perversione che di mattina è così e di sera è cosà.

Ricordate quella canzone che ha tutta una storia: ‘Je t’aime… moi non plus’? Il titolo è stato molto discusso e in effetti il titolo francese è intelligente nel formulare la perversione: ‘Ti amo… neanche io’. È tradotto bene tradotto così: ti amo, neanche io.

Finisco, per ora, dicendo che darei ragione a qualcuno che oggi – al di fuori di noi, qualcuno che neanche conosciamo – dicesse: ‘Ma in fondo tutte queste storie sull’amore sono storiacce. Ho capito, per venire a capo della parola amore è bene distinguere se sia il caso o meno di farne uso, cioè di dargli credito linguistico, così come lo diamo alla parola mela: noi diamo credito linguistico alla parola mela perché ci sono le mele e per di più perché la parola mela si presta agli usi metaforici e così via.

Allora questo qualcuno potrebbe dire: ‘Per venire a capo della sensatezza o meno della parola amore mi affido alle mie letture e nient’altro’. Sono uno che legge abbastanza, persino molto. Potete metterci anche il cinema, ma adesso contentiamoci delle letture.

Dalle mie letture, ora sì ora no, ne ho cavato qualcosa, un profitto, come si dice ‘cavare qualcosa dalla terra, da una mela’, ne ho recepito qualcosa di vantaggioso, tanto che quelle idee o frasi di questo o quell’autore sono diventate mie: è un passaggio molto importante, è un passaggio di proprietà e tutti sappiamo che almeno per quanto riguarda le idee e le frasi non ci sono diritti d’autore e chiunque può fare man bassa di ciò che legge.

Bene, riserverò la parola amore per tutti quegli autori – magari una pagina su due, un libro su due – da cui ho cavato qualche cosa. Neanche li conosco questi autori, jamais couché avec, come dicono i francesi, non ci sono mai andato a letto, e non so neanche che faccia hanno e potrei non sapere nemmeno che sesso hanno, di che religione sono, di che nazionalità, so solo che ho letto; infatti come tutti per lungo tempo, dall’infanzia alla giovinezza leggevo molto, ma non sapevo niente degli autori che leggevo: erano dell’Ottocento, del Novecento, erano degli antichi, era Apuleio del II secolo d.C.: non aveva nessuna importanza, ne avevo cavato profitto, sempre di profitto si tratta.

Una persona che ragionasse così avrebbe ragionato bene.

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Pronunciato il 18 marzo 2017 con Altri
Trascrizione a cura di Sara Giammattei
Revisione di Glauco Maria Genga
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016