6° – “CRIMINI CONTRO IL PENSIERO”. CONCLUSIONE

Corso 2008/2009
LA DIFESA E L’ERRORE DEL PENSIERO COMPETENTE

 

 

Io spero e credo che abbiate ascoltato attentamente Vera Ferrarini, ma anzitutto Alberto Colombo. Se avete ascoltato bene Alberto Colombo avete delle speranze di uscire dai vostri guai, diciamo, di guarire. Vorrei anche dire per quelli che hanno inerito l’esperienza della psicoanalisi, di passare dall’analisi terminabile a quella interminabile, con pendenza a interminabile. Alberto Colombo ha elencato con precisione, non so se tutte, ma certo le principali imputazioni all’imputato Platone. Questa conclusione sono io che la sto tirando, ma l’elenco l’ha fatto lui. Ci verrò subito.

Prima osservazione personale, senza immodestia però: io personalmente non sono uno psicoanalista; questa ingiuria mi viene fatta ad ogni piè sospinto: quanto ad essere esperto della materia, dati i trentacinque e passa anni che pratico e non solo pratico, o pratico in diversi modi, questo è indiscutibile. Mi considero massimo esperto della materia, il che non significa che io non riconosca il padre, semplicemente non riconosco un superiore, esperto della materia, a me. Anche qui, nessuna immodestia perciò, allorché dico che io non sono uno psicoanalista, dico semplicemente quello che dico da anni – forse morirò senza essere ascoltato – e cioè che la psicoanalisi altro non è che una applicazione di un pensiero; che venga chiamato pensiero di natura o in altri modi, accetto le variazioni su tema, sul lessico, variazioni che peraltro io stesso produco, l’ho chiamato pensiero di natura. Io sono un filosofo né più né meno che Platone, non cerco un’immodestia. Ho rotto ogni idea di linea di demarcazione fra filosofia e psicologia, tantomeno, ed è molto più importante, fra filosofia e psicoanalisi. Io non dialogo con filosofi, cosa che fanno da cento anni gli psicoanalisti, io sono un filosofo che discute con i filosofi. In altri termini, abolendo la linea di demarcazione dico anche che essendo filosofo a titolo pieno, ben preceduto da Freud filosofo, non si torna, nessuna linea di demarcazione. Tolgo quell’unica cosa che nei secoli continua a fare la forza dei filosofi: il loro essere un’associazione privata, definita, e solo definita, da non essere imputabile per i suoi atti. La speculazione non è imputabile, la filosofia non è imputabile, tutt’al più esiste l’errore, ma chi potrebbe designare l’errore di un filosofo? Uno che è iscritto alla sua stessa associazione.

Aggiungo, faccio un salto puramente nella storia, che vuol dire sullo stesso piano, sullo stesso tavolo; non faccio altro che suggerire che il pensiero è un tavolo infinito che non ha associazioni filosofiche; naturalmente fino all’ultimo dei giorni questa associazione continuerà a difendersi. Per difendersi bisogna conoscere se c’è qualcosa da difendere. Diversi anni fa una delle forme dell’autoimposizione è stato quello della formazione reattiva consistente nella modifica di inventarsi che il pensiero può essere debole, ce lo dobbiamo tenere così! Ma siamo sempre alla soluzione dei filosofi, quella fondata da Platone, anche prima di Platone.

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Pronunciato il 21 marzo 2009
Trascrizione a cura di Sara Giammattei.
Revisione a cura di Glauco Maria Genga
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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