6° SEDUTA – IMMEDIATEZZA VERSUS “MEDIATEZZA” DELLA SALUTE: IL LAPSUS DI MEMORIA

Seminario 1994/1995
“IL COMPROMESSO”

 

 

Giacomo B. Contri

La vecchia idea che la psiche del bambino attende la soddisfazione nell’immediatezza, mentre quella dell’adulto no, a me pare un’idea sbagliata: si fa equivalere l’immediatezza con l’enuresi infantile: gli scappa e la fa subito …

M. Delia Contri

Ma è una elaborazione patologica, dove il vero pensiero è “ci pensa l’altro”.

Giacomo B. Contri

Il che vuol dire mediatezza.

M. Delia Contri

Però il bambino non è costretto a mettere a tema questa questione, perché “ci pensa l’altro”.

Giacomo B. Contri

Dato che c’è “ci pensa l’altro”, vuol dire che la psiche infantile è connotata da una particolare mediatezza. Il pensiero infantile con la mediatezza ci va a nozze.

M. Delia Contri

Però nel momento in cui si pone il problema allora viene fuori l’ispirazione all’immediatezza.

Giacomo B. Contri

A questo punto hai ragione: è già patologica l’idea che la soddisfazione avvenga come “scarica”.

Pietro R. Cavalleri

O l’automatismo; l’immediatezza è l’automatismo. Che non si esercita il giudizio sulla risposta.

Giacomo B. Contri

Perciò non è vero che il bambino è nell’immediatezza; la ricerca dell’immediatezza è:
1) una teoria falsa, una teoria psicologica falsa;
2) che corrisponde a una patologia, che mi fa autogiustificare l’angoscia, dicendo “qualcosa non è accaduto immediatamente” o “se fosse arrivato prima”;

Riguardo al “ci pensa l’altro”, a mio parere la differenza fra bambino normale, perché è normale il bambino che dice “ci pensa l’altro”, e l’adulto non sta nel passaggio da “ci pensa l’altro” a “penso a tutto io”, ma è il passaggio da “ci pensa l’altro” a “l’altro ci pensa”.

Mi riviene il paragone dell’appuntamento fallito per aerei discrepanti e poi… Ognuno ha funzionato come Altro adeguato, ossia come Soggetto attendente di essere trattato come Soggetto dall’Altro, perché ha ragionato per sé e per l’Altro: anche l’altro farà lo stesso ragionamento che faccio io se la sua attesa è la medesima della mia.

Quindi, “l’altro ci pensa”. Anzi in questo è corretto chiamare infantile, infantilismo, la nevrosi adulta: nella nevrosi adulta non c’è il passaggio a “l’altro ci pensa” e c’è il non pensarci affatto sotto il pretesto che l’altro è così bravo e grande e amorevole che “ci pensa lui”.  …

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Pronunciato il 21 aprile 1995
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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