6° SEDUTA – LA VOCAZIONE DI SAN MATTEO DI CARAVAGGIO: A PROPOSITO DELLA SPINTA, IL PRIMO ARTICOLO DELLA PULSIONE

Seminario 1998/1999
“IL PENSIERO CON FREUD: IL PENSIERO DI NATURA”

 

 

Ringrazio Sandro e prenderei ciò che lui ha detto come base per discorrere. Ho già una serie di note, ma non comincio subito, sennò occupo tutto il tempo. Ma ne dico solo una: la proposta iconografica della Vocazione di Matteo mi ricorda una conversazione di oggi con Raffaella Colombo a proposito della spinta, cioè del primo articolo della pulsione, quello che ha trovato esempio nell’ Allattandomi, mia madre, mi ha chiamato, cioè vocazione. Il quesito di cui si discorreva era: ma altre spinte, altre chiamate, altre vocazioni, sono tutte identiche alla prima?

Mi hai fatto venire voglia di esaminare molto meglio di quanto abbia fatto fino a oggi la Vocazione di Matteo per vedere se ci sono i termini che a me premono o se è meno ricca di termini rispetto a quelli che noi adottiamo. Se la vocazione di questa raffigurazione pittorica è una vocazione, allora corrisponde al nostro a, allora sic et non, sì perché in ogni caso è una spinta, una chiamata, come lo è la prima, la prima soddisfazione e che in ogni caso aggiunge un’idea nuova: non è una spinta, non è un eccitamento, non è una vocazione, non è una chiamata se non è produttiva di una soddisfazione. Allattandomi mia madre è una spinta perché soddisfacente. Oltretutto introduce per gli uni, conferma per altri, il pensiero, l’osservazione che non solo la chiamata, ma la soddisfazione in quanto tale è mobilitante, fa moto, ossia il fatto dell’appagamento non comporta al contrario alcuna tendenza a fermarsi, all’arresto del moto, allo stare lì, alla fissazione. È il linguaggio moraleggiante che parla dei soddisfatti come quelli che si sono fermati, della soddisfazione che sarebbe conservatrice. E solo la soddisfazione o la penuria sarebbe mobilitante. Non è vero: sono i poveri che stanno con il culo per terra. Anche qualsiasi rivoluzionario se ne è accorto: osservava che la condizione di miseria non era mobilitante.

C’è il sic et non perché in ogni nuova esperienza di spinta, drung, chiamata, non si tratta più di un Altro qualunque. Non solo, ma suscita persino un desiderio di ricerca ulteriore sul chi è lo spingente, il mobilitante, ossia a toglierlo ulteriormente dalla condizione di qualunquità, per esempio per il fatto che non ho mai visto la sua faccia, perché mettiamo che è uno che ho visto in televisione, o di cui ho letto un libro, ma è un autore australiano.  …

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Pronunciato il 6 marzo 1998
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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