6° SEDUTA – OSSERVAZIONI

Seminario 1995/1996
“VITA PSICHICA COME VITA GIURIDICA 2”

 

 

Commento al primo intervento

La nostra vita giuridica-psichica, per il fatto di essere tale, opera delle sanzioni: noi sanzioniamo in ogni istante. Nel caso della persona che per tutto il tempo si comporta con me secondo la regola «Aspettami, io non vengo», un bel giorno io la sanzionerò rifiutandomi di giocare ancora. Oppure io stesso, se mi conduco in questo modo, verrò sanzionato perché voi non ci starete più. La sanzione è lo scaricare. Vediamo più tecnicamente questa frase: «aspettami» significa che mi assumo un obbligo verso di te; tu, per via dell’«Aspettami», assumi un obbligo. Abbiamo una relazione giuridica, dall’appuntamento più semplice a tutto ciò che voi potete aggiungere. Il sanzionare – nella nostra vita ordinaria, che è vita giuridica universale – non è affatto vendetta, anche se io sono stato effettivamente leso dall’appuntamento mancato: non fosse che per il fatto del tempo che ho speso avendo ritenuto l’altro attendibile: perciò esiste un danno materiale. Dunque nell’«Aspettami, io non vengo» c’è delitto, per il fatto che c’è un danno materiale all’altro, un danno reale, descrivibile, procurato all’altro.

La sanzione non è la vendetta. Sta nel fatto che, al mancato rispetto dell’obbligo assunto dal primo, io mi sottrarrò una volta per tutte dall’obbligo contratto con quello, il quale – sull’«Aspettami» – vive.

E c’è un altro contenuto della sanzione: chiunque sia informato di questa condotta del primo potrà esprimere un giudizio di inaffidabilità nei suoi confronti, il più grave dei giudizi che si possano formulare e tale che nessuno gli si affiderà più: dalla parola, all’amore, al prestito, al sussidio, alla proposta, al coinvolgimento, a tutto ciò che fa vita di qualcuno. Perciò, è sufficiente che il giudizio di inaffidabilità prenda a circolare, perché esso stesso sia una sanzione.

Quindi, le sanzioni sono due: da parte del leso e da parte dell’universo, e nessuna delle due è una vendetta. La distinzione con la vendetta mi pare rilevantissima. Perelman, occupandosi in un libro della vendetta, sembra ritenere che sia questa l’effettiva sanzione che gli esseri umani si danno gli uni con gli altri. Su questo punto qualche tempo fa la mia mente si fermò, ma neanche sospettavo di poter dire ciò che dico oggi: non è vero che il sanzionarsi umano è la vendetta, non è vero che l’alternativa è vendicarsi o non vendicarsi.   …

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Pronunciato il 9 febbraio 1996
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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