6° SIMPOSIO – INTERVENTO

Comincio io.

Forse una decina di giorni fa Mariella Contri mi ha telefonato con aria “piccata” dicendomi che le avevo rubato non l’idea, ma almeno un tempo, perché lei stava scrivendo intorno ad un uomo ordinario e io il giorno prima avevo appena scritto: Un uomo comune.

Dicevo un uomo comune per poi aggiungere comunale e comunista. È chiaro che come comunista non sono della sinistra PD.

È molto importante che si tratta di uomo comune, Freud lo scrive: ordinario lo dice di sé, come replica al suo Cuperlo di casa, che è Ferenczi.

Dovreste vedere tutte le formulazioni dell’essere e del volere essere un uomo ordinario. Per esempio, non ammettere più espressioni del tipo “la marcia in più”. Quante volte l’ho detto: non c’è la marcia in più; ci sono marce in meno, si chiama anche patologia.

Allora, l’uomo ordinario, l’uomo comune chi è? È quello che va in negozio o al supermercato a fare quello che si fa in negozio: c’è una certa merce che ha attirato l’attenzione e si va a contrattare o direttamente ad acquistarla. Nessuno pensa che le merci siano un eccitamento; nessuno comprava Armani prima che Armani eccitasse l’umanità. Il paranoico non veste Armani, se un giorno lo facesse comincerebbe a guarire, perché il paranoico non tollera l’eccitamento. Cosa vuol dire eccitamento? Vuol dire che il mio primo pensiero non ha me come fonte.

Nel pensiero, l’attacco, l’incipit viene dall’esterno: è solo dopo che si impara che esterno è una parola che si applica anche al pensiero, specialmente quando è individuato come l’inconscio di Freud.

Quando si tratta del sogno, esso è talmente esterno, estrinseco, estraneo, straniero al mio pensiero che lo posso benissimo considerare come una voce che viene dall’esterno, da fuori; il vero passaggio è assumerlo come mio, cosa che pochissimi fanno. Idem per il lapsus, idem anche per il motto di spirito di cui parlavo con Gabriella Pediconi venendo qui.

Il motto di spirito è una pessima traduzione: in italiano si dice “battuta di spirito”, non si dice “motto di spirito”; così si dice in francese, non in italiano. La battuta di spirito: questo libro non è stato granché apprezzato per avversione, se volete per resistenza, perché la battuta di spirito contesta, zappa, solleva, altera tutta l’idea – in fondo anche millenaria, comunque novecentesca – di intelligenza, poiché Freud qualifica l’intelligenza dalla sorpresa. E la battuta di spirito sorprende, sorprende l’intelletto obbligandolo a buttarsi da un’altra parte. […]

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Pubblicato su societaamicidelpensiero.it


Pronunciato il 16 aprile 2016 con Altri
Trascrizione a cura di Sara Giammattei

Revisione di Glauco Maria Genga

Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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