7° – “PRAGMATISMO MISTICO: GODIMENTO, MISTERO, MISTICA, MISTIFICAZIONE” – CONCLUSIONI

Corso 2009/2010
L’ALBERO E I FRUTTI. LA RETTITUDINE ECONOMICA

 

 

Parlerò con più telegrafia ancora di altre volte.

Premessa. L’analisi innanzitutto potrebbe essere solo giornalistica; la mia è quotidiana. La premessa è: tutte balle! Cosa? Che c’è la scommessa, che c’è lo scambio, che c’è la mano invisibile, che non ci sono le leggi del mercato, che c’è il rischio etc., tutte balle. Noi abbiamo la certezza osservativa, una sola, che c’è, c’è sempre stata (e secondo una previsione che non azzardo non per dubbio ma per una diversa ragione) una classe sociale – proprio come Marx diceva che c’era una classe dominante –, oltretutto così intelligente che non perde tempo nemmeno a dominare, stipendia dei politici. Il cretino di famiglia – diceva mi pare il Guicciardini – lo si manda a fare politica, ma il titolo del casato lo si affida al figlio più intelligente, solo un figlio scemo viene mandato a fare politica che sarà sempre una classe, comunque fino adesso c’è sempre stata, che si arricchisce sempre, che non perde mai, neanche nella crisi del ’29 o nella crisi attuale, gli basta un po’ di tempo davanti. Il dato della classe che non impoverirà mai, che ci guadagna sempre, lo scrivono in tutti gli articoli di giornale e non li vedo soltanto io, il Sole 24 Ore, i supplementi economici dei giornali, articoli diversi; non sto mica inventando qualche cosa. C’è una classe ristretta che non ci perderà mai e che non rischia niente, che non scommette niente, che non fa l’economia come si fa alla roulette. Questa classe ogni tanto si prende il divertimento di buttare via un milione di dollari, andandoli a perdere al casinò, è soltanto uno sfizio che si può permettere, non è un cretino come il giocatore di Dostojevskij che rischia, per un momento sbanca il banco e alla fine il giorno dopo perde tutto; cretino. Semmai sarebbe da prendere a modello il comportamento soggettivo del personaggio di questa classe dominante. Mi interessa solo il profitto, magari averlo come modello morale! In tutto e per tutto compreso l’estensione dell’idea di ricchezza che così potrà andare bene in tanti rapporti ivi compreso nel rapporto uomo-donna. Anche questo è profitto e contribuisce al profitto. Questa è la premessa.

Punto uno. Allora, riprendo con quello che chiamo fondamento, lo chiamo legge fondamentale, si chiama anche pensiero: è uguale, tutto uguale: legge fondamentale, pensiero. È quello che risponde alla domanda, che ormai tratto come domanda retorica e la domanda è: in quanti siamo? Parola rapporto: quando c’è rapporto in quanti siamo? È inutile partire da: siamo sette miliardi o in quanti siamo in questa stanza.  …

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Pronunciato il 10 aprile 2010
Trascrizione a cura di Sara Giammattei.
Revisione a cura di Glauco Maria Genga
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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