7° SEDUTA – LA SOGGEZIONE, OVVERO LA POSIZIONE DI SOGGETTO

Seminario 1998/1999
“IL PENSIERO CON FREUD: IL PENSIERO DI NATURA”

 

 

In fondo, mi accorgo che senza avere riguardato gli appunti del seminario scorso, sto riprendendo giusto giusto da lì.

«Il traditore è quello che obbedisce all’Altro, senza obbedire alla propria memoria», cioè il principio di beneficio. Seguendo le leggi dell’ordine trattatistico il secondo punto di ciò che dirò dovrebbe essere il primo, quello più ordinante rispetto al seguito, come ciò che viene ordinato.

Trovo utile, spero di non illudermi, allo scopo del citatorium intellectus, dell’eccitamento intellettuale, partire come primo da quello che trattatisticamente sarebbe secondo, ossia dal parlare attraverso uno degli aspetti più ovvi, più minimi della tecnica di che cos’è la soggezione, cioè la posizione del Soggetto.

Anzi, la parola soggezione è un vero peccato, probabilmente un peccato peccato, che sia nata come parola che ricorda la soggezione al nemico, o la prosternazione pecoresca. In sé nasce bene se nasce come designante il fatto che si occupa il posto del Soggetto come noi diciamo.

Se è posizione di soggezione, quella del Soggetto, anche nel senso di quello che è assoggettato, è semplicemente perché la soddisfazione del Soggetto arriva nell’ordine logico, non ho detto temporale obbligatoriamente, ma arriva per ultimo. Il Soggetto aspetta l’atto di A.

Ora noi, nella tecnica — anzi, appare così minuscolo questo punto, anche perché è consegnato a una certa ovvietà: io so quanto non venga seguita questa ovvietà — ma almeno a me deve essere apparso così ovvio che nell’introduzione al seminario di quest’anno in cui ho elencato 12 o 13 punti, io non ho neppure menzionato questo caso.

Che il minuscolo ci serva da guida. Se qualcuno mi racconta un sogno, il più madornale, grossolano e lontano dalla psicoanalisi che vi sia di tutti gli errori è quello di mettermi a interpretare il sogno, come se esistesse il vocabolario dei sogni. Ed è in fondo ancora una posizione viziata di patologia il momento in cui noi svegliandoci o incontrando qualcuno oppure l’analista, incominciamo a narrare un sogno dicendo «Che brutto sogno ho fatto questa notte!». andate a interpretarlo e potrete trovare che la bruttezza del sogno è la deformazione successiva, superegoica, per pitturare di male un bene, per mettere sotto cattiva luce una soddisfazione.  …

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Pronunciato il 3 aprile 1998
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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