8.a SESSIONE – INTERVENTO

Sì, io non avrei scritto “(…) andrei con Martino Luter”; non ci andrei, non perché sono un bravo ragazzo della parrocchia, ma per le stesse ragioni per cui sono con un autore e non con un altro, o con un politico e non con un altro.

Vorrei rispondere alla domanda che poi è in tutto il testo: quando è che uno è legislatore senza bisogno di essere il principe? Perché è questo il tema che noi poniamo: quello che io dico essere una san(t)a sede del diritto e una sana sede del diritto è il legislatore.

Piuttosto avendo cominciato la mia vita ai tempi della Liberazione, quindi da democratico, potrei finire la mia vita come monarchico: avere ancora il re, almeno come in Inghilterra, nel Regno Unito anzi, con la regina, il re. Non mi dilungo.

Ora vi illustro, vi spiego tutto.

S barré poinçon de petit a”: sapete cosa vuol dire?

S barré poinçon de petit a”: è chiaro cosa vuol dire no? Avete capito?

Ve lo ripeto ancora: “S barré poinçon de petit a”.

Non lo sapete? Vergognatevi: “S barré poinçon de petit a”.

Questa è una frase che forse sono l’unico lacaniano-non lacaniano ad aver capito: chiedetela ad un lacaniano sulla faccia della terra e troverete che vi ripeterà la formula.

Non dovrei tradurla, arrangiatevi: “S barré poinçon de petit a”.

Di fronte a questa parola, poinçon, ricordo che mi ponevo dei problemi di sottigliezza verbale; si scrive poinçon con il segnino sotto la c. Cos’è il poinçon?

(Dal pubblico qualcuno dice: “Veleno”).

No, il veleno è poison, mentre poinçon, con la cediglia sotto la c: è il punzone, quello sulle ruote delle auto, la punzonatura: nel west era la marchiatura del cavallo, quello è il poinçon.

 

Maria Delia Contri

È il punzone in italiano.

 

Giacomo B. Contri

Sì, è il punzone. Potremmo dire: “S barrato punzone di oggetto a”.

Chi sa cosa vuol dire? Nessuno.

È la formula lacaniana del fantasma. Alcuni mi hanno chiesto per tanti anni di spiegargli Lacan e io non l’ho mai fatto.

Dite una volta che vi ho spiegato Lacan, in un istante solo ve lo sto spiegando tutto e ne ho parlato nel mio pezzo di oggi:[1] noi siamo mentecatti perché siamo entecatti.

Uno in analisi dovrebbe capirlo, la prima scoperta è di essere un mentecatto e che il suo intelletto è stato portato via, come peraltro osservava anche Gramsci.

Poinçon de petit a: cos’è petit a?  Ancora oggi è incomprensibile per chicchessia: non troverete una pagina di qualcuno che vi spiega cos’è l’objet petit a, l’oggetto a.

Non sforzatevi, finireste male.

Comunque l’ho detto oggi cos’è: essere punzonati dall’oggetto a è essere mentecatti.

Lacan la chiama la formula del fantasma: c’è una losanga, qui c’è S sbarrato e là c’è l’oggetto a o la lettera a – $◇a –, dove sbarrato sapete cosa vuol dire? Perché è sbarrato? Cosa vuol dire sbarrato?

Una volta, ma credo usi ancora oggi, se uno mi dava un assegno ma lo aveva sbarrato, non lo potevo riscuotere; usa ancora adesso.

Barré, sbarrato, è lo stesso: sono un soggetto non spendibile, quindi da me non può uscire niente. Niente, un buono a niente.

S barré poinçon de petit a” vuol dire un citrullo, uno da cui non si cava un ragno da un buco.

Vi ho tradotto Lacan, lo avete capito? Oggi ve l’ho spiegato.

Avere addosso l’oggetto a, il significante, il simbolico vuol dire essere un citrullo da cui non si cava niente, essere degli impotenti a trecentosessanta gradi, buoni a niente. L’ha detto Lacan stesso: “L’homme est un bon à rien”, l’uomo è un buono a niente. Ne ho già parlato più volte.

L’uomo è un buono a niente se è punzonato da questo oggetto, punzonato come ente: se sono punzonato come ente – l’ho scritto oggi –, se voi mi dite “Tu sei”, mi avete fregato, se io ci casco.

Se ti dico: “Tu sei”, ti frego, se ci caschi.

Se dico: “Ti amo”, cosa è ti? Sei un ente, proprio quello dei filosofi; ti ho fregato o fregata: se la parola amore può starci, non ci sta così.

E dicevo che da questo bravo S sbarrato, $, non se ne cava niente: $ vuol dire che io non sono spendibile.

Antigone si comporta come una non spendibile: ferma tutta e fermi tutti! Almeno in questo “Fermi tutti!” c’è qualcosa di universale, almeno quello, quello che le resta.

Volevo dire che il soggetto alla fin fine è soltanto alluso da tutte queste che poi sono manfrine, perché io considero che la storia di Dupin – forse Mariella è contraria, per tanti anni sono stato coinvolto in questo famoso Séminaire sur la lettre volée – non regge, non è buona e non è buona perché non fa un minimo passo nella direzione di quelli che si chiamano sudditi, cioè io, tu, ogni soggetto grammaticale. I sudditi vengono trattati come sottomessi alla grammatica come lo sono a Mussolini. È ridicolo. La grammatica è quella della frase: “Io sono”; ma questa non è la grammatica, è una grammatica.

Ricordo per quanti anni in sede cattolica sentivo dire la solita frase a Dio: “Tu sei”, come “Tu sei”? Se fosse davvero, mi darebbe un ceffone, mi manderebbe all’inferno a sentirsi dire: “Tu sei”.

Mettiamo che mi diciate che ho scritto una pagina buona – come quella di oggi sul mio sito, sulla quale scommetterei molto, tutti i soldi che ho – e mettiamo che qulcuno dica: “Contri è intelligente”, dicendo così ha fatto di me un “S barré poinçon de petit a”, mi ha fregato: come sarebbe che ho scritto una pagina decente perché sono intelligente – cioè per un predicato di me come ente –? “Sei intelligente” è come dire “Quella colonna è grigia”, quindi mi qualifica come ente, mi ha fregato.

La mia pagina non è stata scritta perché ho un essere intelligente; tutti abbiamo il narcisismo dell’intelligenza e pochissimi ne sono guariti: questo è essere entecatti-mentecatti.

Sono intelligente vuol dire che sono un ente con i suoi predicati, ma niente affatto! Ho lavorato il mio giardino e di volta in volta ho visto se crescevano l’erba e i fiori: ho controllato ogni volta e ho visto che in alcuni casi non nascevano, ho buttato via tutto. La coltivazione di ieri del giardino mi ha fatto dire che sono stato proprio cretino e poi ho ricominciato a coltivare il giardino, così ho visto nuovi risultati e poi altri ancora.

Alla fine verrà un buon giardino, questo è essere intelligenti: il lavoro fatto perché ne venga fuori un buon giardino; è il buon giardino a potermi consentire almeno un giorno nella vita di dire che sono stato intelligente, solo questo, solo il frutto.

Non sono intelligente, è un caso di diffamazione.

Se qualcuno mi chiama intelligente, dicendo “Contri è intelligente”, dovrei rivolgermi al tribunale per un processo di diffamazione; è chiaro che il giudice non ci capirebbe niente e quasi mi ricoverebbe, non può capire; non mi ricovera, non può neanche capire, ma è diffamazione.

La diffamazione nei confronti dei bambini è enorme, diventano dei “S barré poinçon de petit a”, degli esseri da cui non si potrà cavare niente nella vita, anzitutto per loro stessi, fine del principio di piacere.

Volevo dire solo una battuta, invece ho preso del tempo: mi scuso, non in ginocchio, ma mi scuso.

Apri file


Pronunciato il 27 maggio 2017 con Altri Trascrizione a cura di Sara Giammattei Revisione di Glauco Maria Genga Testo non rivisto dall’Autore


Download

File Dim.
pdf 170527SAP_GBC1b 281 KB

Copyright © 2018 Giacomo B. Contri - C.F. CNTGMB41S04E379X
Copyright - Contatti - Tutela della Privacy - Cookie Policy


Credits


Data di pubblicazione: 05/06/2016