8° – “FUNZIONE”

2004/2005
LA LOGICA E L’AMORE

 

 

Il mio intervento non è preordinato, dopo spiegherò il perché. Ora tocco solo tre punti.

Il primo: alcuni, tanti o tutti avranno visto il mio saggio scritto per il sito. Ne sono contento, perché in quel testo non sono uscito, sia pure per ragioni affettive o autobiografiche, neanche per uno strettissimo margine dalla psicoanalisi e dal pensiero di natura. Considero quel testo un vero saggio psicoanalitico, in quanto la psicoanalisi è un’applicazione del pensiero di natura ed è come tale che vi invito a leggerlo. Il mio è stato un contributo all’alveo che coltiviamo da anni.

Secondo punto: nella lavagna vedete due formule, la seconda delle quali è di Lacan. Ne darò, come anticipazione in previsione di un’esposizione futura, a fine giugno, una semplice lettura: parola che deriva dal verbo leggere, intendendo questo come atto da fare a voce alta, mentre qui abbiamo di fronte a noi una pura scrittura. Per leggere tale scrittura, visto che è possibile, dovrò fare uso di una volgarità tutta e soltanto italiana, una volgarità, peraltro, non gravissima. Siamo comunque nella logica delle proposizioni. Ecco le formule:

” x . f (x)

 

” x . f (x)

Nella prima riga si vede f(x). Se x fosse una balena, allora f(x), come funzione di quella variabile, sarebbe l’essere mammifero: alla balena compete l’essere tale. Il simbolo della A rovesciata è il cosiddetto quantificatore universale, indica per tutti. La lettura della prima riga è allora: «per tutti gli x, vale la funzione di x».

Come mi diceva molti anni fa un mio amico logico, si può vedere facilmente che in fondo la logica è un insieme di proposizioni banali, il che mi è molto servito in seguito. Aggiungo anche che la banalità non è una cosa qualsiasi: la banalizzazione, come riportato nel testo Lexikon psicoanalitico e Enciclopedia, non è affatto un’operazione innocente. Se dicessi che sto bevendo un banale bicchiere d’acqua, mi esprimerei nella lingua comune e lo farei correttamente. La mia aggiunta verte sull’indicare un’azione precisa, che non si verifica nei confronti del bicchiere.  …

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Pronunciato il 14 maggio 2005
Revisione a cura di Glauco Maria Genga
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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