8° – LA COPPIA MEDICO-PRETE

Corso 1992/1993
“PSICOPATOLOGIA”

 

 

Grazie davvero ancora a Glauco Genga.

Dico subito, reagendo a botta calda, che la categoria intera degli psicofarmaci mi verrebbe da qualificarla al singolare come “il” — ossia significazione di una categoria di tutti gli psicofarmaci — come “il” farmaco triste. Nessuna sostanza mi suscita la minima antipatia. Ricordo sempre un episodio in cui, venti e più anni fa ai tempi delle discussioni nel mondo dell’anti-psichiatria, Basaglia, etc., tutti, in questa arca, erano contro gli psicofarmaci e dicevo: “ma invece, se mi capitasse di dar fuori di matto, riempitemi di psicofarmaci e ricoveratemi”. È quello che chiamo un sano realismo. Spero che non capiti. In questo caso qualcuno di voi si prenderà l’incombenza. In questo caso non c’è nessun farmaco triste. La tristizia, la melanconia — una volta la chiamavano accidia — è un affetto, preciso. Una volta era persino condannato con un giudizio morale e buttato all’inferno. Ricordate quando ho detto che gli schizofrenici, che gli handicappati vanno all’inferno? Questa ammissione è la via intellettuale — questa ammissione intellettuale — è la via intellettuale per i nostri intelletti per concepire un’imputabilità e quindi una curabilità di questi soggetti. Quindi, è una buona notizia, che anche gli psicotici, gli handicappati, come chiunque altro, possono andare all’ inferno. Non è una cattiva notizia. È un sapere che apre delle porte, non le chiude. Prima di questo sapere, che comporta un cambiamento del nostro intelletto — è sufficiente avere fatto le scuole medie, il ginnasio per sapere che per saperne qualcosa non importa sapere cosa può essere la trigonometria, qualsiasi disciplina studiata a scuola — che per sapere una cosa occorre che il proprio intelletto sia uniforme.

Sono farmaci tristi, non solo perché malgrado gli sforzi il Serenase non è sereno, e il Tranquillit non fa sorgere…

Ossia, questi sforzi, lessicalmente, linguisticamente impotenti, ma al tempo stesso sintomatici — chi ha dato questi nomi sapeva che si tratta della categoria dei farmaci tristi, della tristizia — perché lo sono.

Non perché hanno l’efficacia, quale essa sia. E non perché sono quelle sostanze. Io insisto sempre che l’alcool è un autentico psicofarmaco al pari di tutti gli altri, ma non è un farmaco triste. Farmaco triste perché è un farmaco in cui viene allegato alla prescrizione — per esempio, compresse, gocce — viene allegato il medico come istituzione giuridica. Apparentemente non si divora il medico, si divora intellettualmente.  …

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Pronunciato il 6 marzo 1993
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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