8° SEDUTA – LA CURA – CONVERSAZIONE

Seminario 1994/1995
“VITA PSICHICA COME VITA GIURIDICA”

 

 

Ho suggerito la tecnica per la psicoterapia dell’handicap: il cavallo di Damasco.

Il cavallo non deve essere un ronzino, deve essere un destriero, un purosangue. Chi è buttato giù da un ronzino, fra un ronzino e l’andare a piedi non cambia molto. Mentre la vera memoria, efficienza — il nostro concetto di memoria è qualcosa di efficiente, di efficace — è l’idea della memoria di un eccellente inizio, persino di un brillante inizio, che non rifiutiamo di riconoscere neanche all’handicappato precocissimo, a costo di attribuirgliela per ipotesi. Questo è uno dei punti in cui la nostra meditazione fino ad oggi è ancora prudente.

Partendo dalla domanda di M. Grazia Monopoli io direi che l’impostazione che abbiamo dato fino ad oggi ci fa rispondere a proposito della “buona pedagogia” — e in questo momento eguagliamo la parola pedagogia e la parola educazione; mi viene da osservare che la parola “educatore” peraltro è d’uso — che la nostra impostazione ce l’ha con l’educazione e con la pedagogia, che non ci marcia e anzi piuttosto ci marcia contro. Ricordo ciò che ho detto sulla correzione: che non esiste altro punto di partenza a noi noto che un errore incarnato, cioè una malattia, una patologia, e che il punto di partenza è diventato per chiunque questo, ossia che si parte da un peccato originale, quantunque questo concetto venga formulato da miscredenti o come verità riconosciuta indipendentemente da rivelazioni teologiche, e che allora non si tratta affatto di educare, si tratta di correggere. Non si tratta di formare, ma si tratta di riformare. Non si tratta di sviluppare, ma si tratta di curare. Ecco tre coppie di opposizioni.

Piccolo cenno di kültura: anche i sassi, se si sono completate le scuole secondarie, sanno che ogni qualsivoglia programma educativo, ossia che abbia la parola “educazione” in testa, nasce precisamente dalla negazione dell’esistenza di un qualsiasi peccato originale. Tutt’al più si tratta di fare passare uno dall’essere selvaggio all’essere civilizzato. Il selvaggio non ha peccato originale, non ha alcuna malattia, non ha alcuna psicopatologia.

Io mi sono sempre interessato degli Indiani d’America. Il bravo Freud l’ha proprio detta giusta: ha detto che non ci sono i selvaggi, sono nevrotici anche gli indiani.   …

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Pronunciato il 10 marzo 1995
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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