8° SEDUTA – OSSERVAZIONI

Seminario 1995/1996
“VITA PSICHICA COME VITA GIURIDICA 2”

 

 

Commento al primo caso

La prima osservazione è che c’è, almeno, imbarazzo – tipico di questo manuale e in genere di tutta la psichiatria – nell’individuare che cosa è psicopatologico. Dopo tutto l’estensore del caso, nel rinviare la diagnosi, mostra di avere una certa saggezza e prudenza, benché un po’ sospette perché questo rinvio denota la debolezza di giudizio del commentatore, che accetta l’ipotesi soltanto rimandandola: è un caso di rimozione. I vecchi giureconsulti romani chiamavano, questo, un caso di non liquet, in quanto la giurisprudenza romana ammetteva il caso – che in seguito non è stato più ammesso – in cui un processo penale non giungesse a una conclusione, ossia che il quesito posto – «innocente» o «colpevole», in questo caso sano o malato – non giungesse a un giudizio.

Al contrario, noi sosteniamo che il criterio della psicopatologia, il vero dato patologico, è l’individuazione dell’inibizione: ossia l’individuazione di una possibilità – né causata, né proibita – che viene esclusa; un pensiero che non viene più pensato; un’azione possibile e accettabile che non viene compiuta.

Il giudizio sulla condotta della bambina (condotta indubbiamente lucrativa, per lei) viene lasciato a mezz’aria, benché venga presupposto che tale condotta sia patologica per il fatto di avere un contenuto sessuale. Abbiamo pertanto, nello psichiatra stesso, uno stato di confusione, in quanto – nel bambino – viene trattato come sospetto di psicopatologia qualcosa che – per l’adulto – è nel dubbio della non moralità.

Effettivamente Jenny è una bambina normale e la sua istantanea capacità di comportarsi, con l’estraneo, esattamente all’opposto di quanto fa con i genitori, è un eccellente segno di assenza di patologia.

Commento al secondo caso

È buona la sicurezza con cui Glauco Genga ha detto: «È un caso di isteria». Siamo di fronte, ormai di qualche decennio, a tutta la cultura psichiatrica che ha negato l’esistenza dell’isteria così come si negherebbe l’esistenza di questi muri: c’è un vaneggiamento grossolano in questa negazione. In questo soggetto la si incontra in modo teatrale e tragico, perché ha passato ventisette anni nel più perfetto abbandono, sotto apparenza di non abbandono, nella perfetta non-intelligenza di ciò di cui si trattava. Sono sicuro della diagnosi di isteria allorché alla fine della lunga serie di terapie non sono mancati e pastori protestanti e preti cattolici.   …

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Pronunciato il’ 8 marzo 1996
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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