8° SIMPOSIO – RIPRESA

Un piccolo cenno sul governo, davvero piccolo e parziale.

Lo spunto è questo: gli antichi romani, soprattutto in era imperiale, sapevano governare. È durata più secoli, quindi ce l’hanno fatta a governare.  Non governavano dando alla vera componente del governo, che era la plebe, ossia circa il 95% della popolazione, solo il pane. Con un linguaggio molto più tardivo si potrebbe dire che la plebe era uno stato nello stato, uno degli stati era la plebe: erano uomini liberi con tutti i diritti. I romani, i ricchi – impero, imperatore, senatori – non governavano dando loro solo il pane. Dare il pane è pericolosissimo, davano loro i circenses, i giochi del circo che duravano mesi, non erano… una seratina.

I circenses stanno dalla parte della soddisfazione e doveva essercene tanta in questi spettacoli, molto più che il calcio, molto di più.

Tocqueville, nella storia della rivoluzione francese, scrive un’osservazione che mi è rimasta e ha fatto strada: osserva che sotto Luigi XVI, durante gli anni, i decenni appena precedenti la Rivoluzione Francese – dopo la quale il mondo non è più stato quello e non solo in Francia –, il popolo francese cominciava a stare un po’ meglio materialmente; Tocqueville dice che non è casuale che la rivoluzione francese, che ha largamente coinvolto le masse, sia avvenuta proprio quando in Francia si cominciava a stare un po’ meglio: un po’ più di stato sociale, un po’ più di welfare, un po’ più di occupazione, un po’ più di soldi, un po’ più di pane.

Dice proprio che uno dei fattori della Rivoluzione Francese è che cominciavano, quantunque poco, a stare un po’ meglio, e questo mi persuade completamente, perché uno che sta un po’ meglio ha più tempo per pensare e per accorgersi che non è soddisfatto.

Allora, il governante la deve sapere lunga sulla soddisfazione della plebe, cioè della maggior parte. È pericolosissimo far stare bene la gente. Non sto dicendo al prossimo governo che bisognerà affamare le masse, a parte che siamo già lì. Gli affamati non fanno la rivoluzione, Lenin lo sapeva benissimo: non ha fatto la rivoluzione con gli affamati. No, no.

La soddisfazione riguarda ognuno e quindi riguarda decine e decine di milioni di persone: gli individui disorganizzati e insoddisfatti esercitano una potenza molto maggiore che non i partiti organizzati, per questo alcuni hanno imparato a fare psicologia delle masse, bisognava imbrigliare e diminuire il potere degli insoddisfatti disorganizzati.

 

Maria Delia Contri

Non bisogna dimenticare che la Rivoluzione Francese ha sicuramente coinvolto questo tipo di masse, ma è stata guidata da una borghesia che era potente e aveva in mano le leve del potere economico.

Se c’è una ragione, analizzata anche da Lenin, per cui poi la rivoluzione sovietica non è riuscita è perché è stata fatta in nome di un proletariato che non c’era: non solo era piccolo, impotente e non aveva in mano le leve del potere se non altro intellettuale, ma non c’era la classe operaia.

Non bisogna dimenticare che la Rivoluzione Francese l’ha fatta una borghesia potente che ormai aveva in mano le leve del potere e che quindi doveva impadronirsi del potere politico detenuto da una classe ormai impotente dal punto di vista del reale potere economico.

 

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Pubblicato su societaamicidelpensiero.it


Pronunciato l’11  giugno 2016
Trascrizione a cura di Sara Giammattei
Revisione di Glauco Maria Genga
Testo non rivisto dall’Autore


 

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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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