9.a SESSIONE – INTERVENTO CON MARIELLA CONTRI

Maria Delia Contri

L’elaborazione freudiana è in perenne movimento e quindi non ci permette di assestarci su giaculatorie da ripetere storditamente senza mai avere ben capito; del resto un tema che varrebbe la pena di recuperare è la questione delle giaculatorie. Io l’ho appena approcciato: erano una serie di tesi – tipo quelle che potreste trovare nel catechismo – su Gesù, sulla Madonna, su Dio, sui Santi, tutte frasi molto brevi, da ‘Baci Perugina’ per intenderci, che venivano ripetute.

Ritualmente, sinteticissime, venivano ripetute in modo che anche gli illetterati, si pensava, potessero accostare le tesi, i dogmi della religione, in questo caso della religione cristiana prima che cattolica. Non saprei se questo sistema delle giaculatorie è cominciato prima o dopo la Riforma, comunque c’erano proprio delle occasioni in cui le persone ripetevano venti giaculatorie e c’erano diversi schemi, ce n’erano alcune di un tipo, poi altre, quindi è una cosa interessantissima.

La mia attenzione sul tema delle giaculatorie è stata suscitata da Lacan, che se la prende con i suoi allievi che, sullo stile jaculatoire, approcciavano il suo discorso: “Io raffino tutti i concetti, cerco di definirli con precisione e questi me li ‘rifriggono’ come giaculatorie”, cioè pezzi di teoria mal capiti, mal digeriti però ripetuti con l’illusione di sapere.

Questa è una tentazione che possiamo avere tutti, l’illuderci di avere capito una cosa perché ripetiamo una certa formulazione, ma se poi, quando facciamo così, chiediamo a noi stessi: “Sì, va bene, ma cosa vuol dire questa cosa?” non lo sapremmo dire; sarebbe lo stesso se chiedessimo a chi usa la giaculatoria: “Sì, ma quando tu usi quella parola lì che cosa intendi esattamente?”. Per esempio, una parola come teoria, sì, va bene, ma cosa intendi per teoria? Definiscilo.

Alcune persone affermano: “Sì, ma qui gioca la teoria”, “Cioè? Prova a definirmela”: vedrete che sulla definizione o non ci siamo proprio o zoppichiamo parecchio.

Il tema della pulsione di morte – che Freud introduce a partire dal 1920 con Al di là del principio di piacere – è uno dei casi in cui Freud ci butta tra i piedi una questione che, se ci mettiamo a pensarci e a raccogliere i testi in cui lui ne parla, ci impedisce di scivolare in questa china oleosa delle giaculatorie.

Il Soggetto supposto sapere in fondo è un soggetto che lavora per giaculatorie.

Apro una piccola parentesi: mi è venuta la curiosità di sapere cosa viene detto quando questi arabi sono in ginocchio orientati a La Mecca perché poi voi lo sapete, c’è una specie di nicchia vuota dove tutti sono orientati – noi in chiesa abbiamo il tabernacolo, il ciborio, dove c’è la presenza reale, per lo meno c’è l’idea della presenza reale di Dio nell’ostia, nel ciborio, è un’idea balorda ma c’è – che può essere in una moschea, può essere in una strada ecc. e che indica la direzione della Mecca.

Giacomo B. Contri

Anche la Chiesa tradizionalmente era orientata a oriente.

Intervento dal pubblico

Dove sorge il sole.

Maria Delia Contri

Quando sono lì inginocchiati, credo che ci sia un Imam che dice delle cose, ma che cosa dice? Mi viene il sospetto che dica delle giaculatorie: non è che sta leggendo dei pezzi del Corano, dice delle giaculatorie, però su questo devo informarmi.

Freud quindi ci costringe a pensare a un tema, in questo caso la pulsione di morte, senza scivolare in questa china oleosa in cui possiamo alimentare l’idea di sapere, “di aver capito”, quando in realtà non abbiamo capito proprio niente, quindi siamo acefali.

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Pronunciato il 27 maggio 2017 con Altri
Trascrizione a cura di Sara Giammattei

Revisione di Glauco Maria Genga

Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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