9° SEDUTA – LA NON INIMICIZIA DELLA NEVROSI CONTRO L’OSTILITÀ DELLA PERVERSIONE

Seminario 1996/1997
“VITA PSICHICA COME VITA GIURIDICA. CASISTICA”

 

 

Due telegrammi: mi pare che l’inizio del parlare dell’autismo questa sera abbia come fonte recente un suggerimento in tal senso di Cristina Musetti stessa. Propongo che sia solo un primo inizio del parlare dell’autismo. Già Pietro R. Cavalleri ne aveva detto in una lunga e densa lezione. Vorrei che se possibile la volta prossima ci sia già un seguito da parte di chi altri di noi vorrà occuparsene.

Trovavo che l’osservazione sull’oracolare, su ciò in cui noi siamo ingannati — non perché l’autistico obbligatoriamente ci inganni — ma quell’ oracolare inganna. Suggerisco di continuare.

Secondo telegramma: poco fa ho meditato un momento su una osservazione di Mara Monetti: mi diceva di aver da ridire, di non avere gradito il ridere intorno ad alcune cose che abbiamo ascoltato a proposito della casistica, e della modalità nevrotica della casistica. Non so se ho riassunto abbastanza bene. Mi associo che in almeno due circostanze in cui anche a me, da questo tavolo, mi è toccato parlare di questi casi, in un paio di queste circostanze, vedendo ridere in sala qualcuno all’esposizione di certe condotte e di certi casi, mi ero irritato: Per questa persona va già male: non ridete per favore.

Solo un’aggiunta. È un’autentica tentazione un certo ridere — guardate che la barzelletta, il riso, il witz come lo chiama Freud è in relazione alla nevrosi che nasce. La possibilità del ridere è dal contesto del ridere è dal contesto nevrotico, cioè di ognuno di noi, che nasce —la tentazione del ridere all’esposizione del caso, distinto dalla narrazione della barzelletta, perché la barzelletta che davvero mi fa ridere, magari non me ne accorgo, ma se mi accorgo del perché ho riso, è perché mi sono accorto che parlava di me. In un certo senso qui c’è un certo sollievo di verità che mi viene dato dalla barzelletta. Ridere alla barzelletta è diverso che ridere all’esposizione del caso. L’esposizione dei casi non è mai una storiella, un witz.

Associo, vi suggerisco di associare il caso opposto, il caso più grave e opposto. Allorché è il perverso che parla — con rapida e corretta tipizzazione, prima risultava che Molina è nevrotico e Pascal è perverso — e la potenza della perversione non è certo di essere migliore e neanche meno bislacca della nevrosi, ma la perversione sulla nevrosi ha sempre il potere.  …

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Pronunciato il 31 gennaio 1997
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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