9° – “MA ALLORA, QUESTO SOGGETTO?” – CONCLUSIONE

Corso 2008/2009
LA DIFESA E L’ERRORE DEL PENSIERO COMPETENTE

 

 

Un titolo – aperte le virgolette – «Fa’ tu», ci sta bene il verbo “fare”, ci sta bene il verbo “pensa”, forse nella forma di “pensaci tu”. Altro verbo: “deduco”. Grazie per avermi preceduto a Maria Antonietta Aliverti e Gabriella Pediconi sia perché mi hanno preceduto sia per la coerenza e fra loro e interna.

Approfitto del quesito che abbiamo appena sentito: se piace anche a me, piace anche all’altro? Faremo un congresso, evocheremo il quinto emendamento, mediamo la cosa con i diritti umani ecc. ecc., interponiamo la persuasione… No, nelle esperienze più oneste, sane avvenute fra di noi, se piace a me, piace anche a te. Già si vede una connessione col «Fa’ tu». Per esempio, se accetto un invito a pranzo, è implicito il «Fa’ tu» da parte mia, salvo che io sappia in anticipo che la persona che mi invita non ha alcuna affidabilità, anche culinaria, andrò e mi piacerà salvo un caso di eccezione, ma notate bene che si tratterebbe di eccezione. Ricordo che fin da piccolo, quando mi veniva messo davanti da qualcuno estraneo o un cibo nuovo, dopo il mio assaggio, l’appello a me poteva venire con due espressioni diverse, una interrogativa e l’altra affermativa. Santo cielo, fra persone a posto le due frasi sono equivalenti, cioè ambedue hanno come risposta sì, ma una interrogativa è: «Ti piace?»; quella esclamativa è: «Buono, eh!». La frase giusta è la seconda e fa parte della certezza del soggetto. Ripeto, occorrono alcune eccezioni, forse una sola di eccezione, non mi ci fermo. Diciamo in altri termini che la risposta «Sì, mi piace» oppure «Hai ragione, è buono» oppure «No!» in ambedue i casi non sono due risposte equivalenti, logicamente equivalenti, la seconda è un’eccezione; la regola è la prima.

Riprendo dai tarocchi, più o meno – non so quanti, mi son fatto vari tarocchi. Cose grosse i tarocchi! Diversi anni fa è uscito un libro francese, molto spesso, di un autore francese (non ricordo il nome) che aveva ritenuto di scrivere questo grosso libro sui tarocchi. Si spendeva anche su tutte le carte; sono tante: sessanta più gli arcani maggiori sono quattordici o dodici, chi lo sa! Devo rinfrescarmi la memoria, oggi pomeriggio, se ho tempo, vado in qualche posto a riprocurarmi un mazzo di tarocchi. Farseli fare alcune volte è istruttivo. Io l’ho fatto: è come l’ipnosi. Io ricordo che quando la mia bambina era piccola ho fatto l’ipnosi alcune volte e ho avuto grande successo. Dopo la terza volta mi sono rifiutato di continuare per non precostituire la suggestionabilità. Fino a tre volte si è addormentata “secca” (era perché non dormiva) con l’orologio. Funziona sempre con i bambini; non perché i bambini sono scemi!   …

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Pronunciato il 13 giugno 2009
Trascrizione a cura di Sara Giammattei.
Revisione a cura di Glauco Maria Genga
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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