9° – PER FINIRE

Corso 1995/1996
“UNIVERSITÀ”. RI-CAPITOLARE

 

 

Il lavoro è fare di non necessità virtù

La prima osservazione è relativa alla frase: «Si fa di necessità virtù». Nella patologia si dà assai più necessità che virtù e in essa necessità e virtù coincidono. Il lavoro, in quanto è lavoro, è libero e, fintanto che è lavoro, è lavoro del fare di non necessità virtù; si dispiega tra il non causato e il non proibito, tra il non necessitato e il non proibito, tra il non comandato e il non proibito.

È stata Raffaella Colombo a ricordare che la frase: «Tutto è dato» – come variante di: «tutto è già detto e già pensato», nel lessico teologico si dice che «tutto è grazia» – non è vera. Se la parola «libertà» ha un significato, esso sta nel fatto che «non tutto è dato». Abbiamo a che fare con un Cattolicesimo che ha assunto il pensiero di Lutero, che in modo del tutto esplicito nega anche la sola pensabilità di un diritto naturale: egli è l’anti-diritto naturale sulla scena storica della nostra epoca che chiamiamo moderna; per lui esiste solo il diritto dello Stato.

L’abito dell’altro

Non ho mai amato la Beatrice di Dante: «Tanto gentile e tanto onesta pare…» né mi piace che sia «d’umiltà vestuta», perché ciò vuol dire che si veste da sé e in particolare di quella dubbia cosa che è l’umiltà. Come abitudine sarebbe bene indossare non il proprio abito, ma l’abito dell’altro, fino all’estremo, al caso particolare,   del   farne   dono.   Sappiamo   che   il   bambino, abitualmente, viene vestito e pensiamo, banalizzando, che una delle proprietà dell’adulto stia nel fatto di non essere più vestito dagli altri, ma nel vestirsi da sé. L’ovvietà non deve occultare questa verità: il rapporto fra un soggetto e un altro esiste allorché accade che si abbia come abitudine l’abito dell’altro, vale a dire la «bellezza» o «cura» dell’altro. Non esiste curarsi.

Nel riesaminare il rapporto Soggetto-Altro nel momento dell’iniziativa del soggetto, mi è già accaduto di dire che l’atto soddisfattorio del soggetto verso l’altro consiste nel conferirgli potere adducendogli i propri oggetti come materia prima, cioè semi-lavorata, in modo che li possa lavorare.  …

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Pronunciato il 9 marzo 1996
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
I testi relativi agli interventi di questo Corso sono stati raccolti nel volume «Università». Ri-capitolare, Sic Edizioni


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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