9° – “UNA RES PUBLICA FONDATA … SUL SUDORE DEL LAVORO” – CONCLUSIONE

Corso 2009/2010
L’ALBERO E I FRUTTI. LA RETTITUDINE ECONOMICA

 

 

Innanzitutto un paio di battute, una sul sudore della fronte: non ne possiamo più! Sul sudore della fronte abbiamo sempre sbagliato tutto, proviamo a ricominciare da capo.

È vero che suda molto il contadino – il contadino di un tempo che lavorava tutto il giorno sotto il sole – ma è lo stesso sudore di me che faccio una partita a tennis di due, tre o quattro ore. Fisiologicamente è lo stesso fenomeno muscolare, vasomotorio, cutaneo, eccitamento, terminazione nervosa ecc. ecc. Non occorre che mi dilunghi per osservare che si tratta di due sudori della fronte molto diversi, e nel fatto che giocando a tennis sudo tanto, nessuno vedrà una maledizione del peccato naturale, originale, quindi non siamo sciocchi sul sudore della fronte.

C’è un altro sudore della fronte, che tutti conoscono, ancora il secolo scorso si chiamava esaurimento nervoso: “Che fatica pensare certe cose!”, anche senza sudare! Il sudore della fronte è una pura metafora perché è lo stesso del gioco a tennis o del contadino. Si chiama esaurimento nervoso: “Che angoscia il solo pensare una certa cosa! Voi, psicoanalisti, che siete sempre lì a pensare quelle brutte cose”. Questa è una frase della nevrosi. Il sudore della fronte è qui; è in fronte qui.

Detto questo sul sudore della fronte poi dopo si può anche scherzare sul sudore. Per esempio, c’è una barzelletta che tanti già conoscono: avete presente la bambina di otto anni che va dalla mamma e chiede: “A otto anni una può restare incinta?” “Ma no, sciocchina, cosa vai a pensare!”. E la bambina: “Fiuuuuu!” (il relatore mima la bambina che fa il gesto di asciugarsi il sudore della fronte per indicare il passato pericolo).

Seconda battuta. L’espressione sudore della fronte ha un preciso significato diagnostico: non è fenomeno naturale.

Seconda osservazione: io già tempo fa ho fatto obiezione al principio di Bacone che alla natura si obbedisce – ce ne ha informati Alberto Colombo – portando l’esempio delle vinificazione. Materialistico è materialistico. L’atto di nascita della vinificazione è un atto di puro pensiero: non l’ho fatto io, ma so che lo ha fatto qualcun altro tremila, quattromila anni fa, non cambia niente. A qualcuno è venuto in mente – puro atto del pensiero – che da quei cosi che si chiamano acini o grappoli si potesse fare qualche cosa oltre che ad usarli per dissetarsi un po’ mettendoli in bocca. È venuto in mente che si potesse anche sottometterli ad un lungo processo che alla fine si trasformerà in industria, commercio, naturalmente piacere personale. È un puro e semplice atto di pensiero l’atto di nascita del vino. La natura se n’è stata buona buona ad obbedire al mio atto di pensiero, non ha mosso un dito e ci mancherebbe anche che muovesse un dito e in ogni caso la stroncherei. Se l’acino si mettesse a protestare avrei il diritto di stroncarlo, come Bava Beccaris che sparava sulle masse operaie benché sparare sugli acini sia un po’ diverso che sparare sulle masse operaie, comunque, gli acini non protestano. È un puro atto del pensiero come ciò che è proprio dell’imprenditore; imprenditoria di tutti i generi, c’è anche quella intellettuale, noi siamo più versati in questa direzione. Tutto comincia dal puro atto di pensiero che dall’acino – dal malto o da altre materie prime di partenza che non si sognavano nemmeno di poter diventare whisky o vino – si possa arrivare ad ottenere altro. Per questo ho detto che il vino è tutto artificiale fino dalla sua nascita. Non esiste il vino naturale. Lo stesso vale per la benzina che è nata soltanto quel giorno in cui un tizio ha menzionato su una rivista che ha usato un derivato del petrolio anziché altre cose per far andare il motore a scoppio.  …

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Pronunciato il 5 giugno 2010
Trascrizione a cura di Sara Giammattei.
Revisione a cura di Glauco Maria Genga
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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