ANCORA: W LA CINA

Vivrei volentieri in Cina, magari nella prossima reincarnazione, in Cina e in nessun altro paese salvo che in Italia:
ciò non ha impedito che, al mio primo arrivo a New York, avessi l’impressione di avere atterrato nel mio paese di partenza (non dico d’origine, non ho origini nazionali, e neppure famigliari).

In Occidente abbiamo la consuetudine mentale di obiettare alla Cina i suoi pochi diritti umani a partire dal fatto che il suo regime politico non è democratico, il governo essendo gestito da un Partito-Stato senza partiti né elezioni:
ma qui eserciterei grande prudenza, trattandosi di un regime che ha irreversibilmente abbandonato la volontà propria del Comunismo staliniano-maoista di dettare il pensiero individuale in qualsiasi senso, compreso quello religioso.

Invece da “noi” (leggi Occidente) malgrado il gran dispendio di parole come “libertà” e “democrazia”, non si è ancora neppure affacciata l’idea di libertà di psicologia, ancora più rilevante di quella di libertà di religione e di opinione:
con la mediazione truccata della parola “Scienza” non si permette neppure che si affacci l’idea che “Psicologia”, se questa parola ha un senso, è solo il nome di una competenza a sede esclusivamente individuale a trattare i propri affari in ogni significato di questa parola (si parla correttamente anche di affari amorosi):
l’Occidente è psicologicamente totalitario e privo di diritti umani senza neppure accorgersene.

L’Italia, paese versatile in virtù e vizi, nel latente vizio fascista che già l’ha distinta, è pervenuta a sottomettere la Psicologia, cioè l’umanità, a un Ordine professionale, e a imporre un Albo della psicoterapia grossolanamente inconsistente quanto alla fattispecie (“psicoterapia”) e ai fatti (chiunque esamini i fatti cioè gli atti psicoterapeutici osserverà che si tratta di atti – conversazione, confidenza, interpretazione, consiglio … – che sono tutti tutelati dalle Costituzioni come atti liberi per tutti e non soggetti a restrizioni):
non meno libero può essere l’atto con cui un individuo si rivolge a un altro per ricevere difesa del suo pensiero:
anzitutto lo psicoanalista difende il pensiero individuale, sarà questo lo psicoterapeuta della psicopatologia (Freud è formale nel sostenere che lo psicoanalista non agisce sul sintomo).

Ma se l’Italia eccelle in simili mirabilia (senza distinzione tra destra e sinistra), è in tutto l’Occidente che la democrazia non è mai servita a correggere il totalitarismo psicologico, né a portare la libertà di psicologia a primo articolo della Costituzione un gradino sopra lo habeas corpus.

Raffaella Colombo mi ha appena parlato, con mio profitto, dell’ultimo libro di Hannah Arendt sul pensiero, La vita della mente, che ben coglie già nel titolo che il pensiero ha una vita propria (nulla a che vedere con l’interiorità):
la Arendt, pensatrice del totalitarismo, è rimasta lontana dal cogliere quello psicologico.

Di Freud io ho raccolto la concezione del pensiero (“psicologia”) come universalmente legislatore:
in ciò è kantiano, ma in una prospettiva cui Kant era avverso.

martedì 22 aprile 2014

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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