AVVOCATO DELLA SALUTE: UN CASO

[Ricevo da Raffaella Colombo questa Relazione, da Lei inviata al Committente, Preside di una Scuola media, e per conoscenza al Cliente che in quanto tale non deve essere lasciato all’oscuro ossia infantilizzato.
La pubblico qui come un esempio del lavoro dell’Avvocato della salute, l’altra faccia dello Psicoanalista:
non psicologo né psicoterapeuta, né assistente sociale, né babysitter o adultsitter, né educatore, né accompagnatore o badante o maggiordomo o dama di compagnia, e neppure volontario o caritatevole:
bensì pragmatico rappresentante del Cliente – con il quale tratta come l’Avvocato con il suo Cliente – presso le Istituzioni che di volta in volta lo riguardano, Famiglia, Scuola, Medicina, Psichiatria, Azienda, Magistratura …, a loro volta tutti possibili Committenti.
L’Individuo stesso (l’interessato) che ne abbia la capacità giuridica e economica, può essere il Committente dell’Avvocato della salute.
La Committenza assicura l’onorario di questo Avvocato. GBC]

  Eros van Y.

C’è una spinta che mette in moto l’organismo trasformandolo in corpo umano. È la chiamata iniziale da parte di un altro reale, che si presenta come fonte di beneficio, a generare il soggetto mettendolo al lavoro: il lavoro di pensiero. Ci vuole pensiero per andare bene, e a questo fine occorre saper agire in modo tale da istituire rapporti con l’altro per cooptarlo al proprio arricchimento. Lui avrà la sua parte in questo lavoro, profitto compreso.

La chiamata inizia già con l’allattamento, le prime cure e lo svezzamento cui il bambino prende attivamente parte, avviene poi negli svariati inviti e le sollecitazioni ricevute (p. es. indicazioni e compiti di genitori o insegnanti), e più tardi ancora con gli appuntamenti e impegni che la vita di rapporto pone (lavoro professionale, vita amorosa, legami sociali e obblighi istituzionali, incontri significativi).

Comunemente, la spinta iniziale viene fatta propria dall’individuo che diventa così a sua volta fonte, libero di prendere iniziativa, propositivo, disposto a incontrare e incontrabile da altri.

Altrettanto comunemente, però, la libertà di fare tale lavoro, che è un lavoro facile e gradito, non comandato e non proibito, subisce un arresto: “Vorrei, ma non posso”. “Non sono capace, non me la sento, faccio troppa fatica, l’altro non vuole/non mi vuole, non andrà bene, ecc.”

Qualcosa è cambiato: ciò che andava bene comincia a andar male. Da un certo punto in poi, la libertà di agire per aderire agli appuntamenti della vita di rapporti si frena a prescindere da eventuali ostacoli esterni (p. es. un compito molto difficile); è frenata dall’individuo, dal pre-concetto (recepito da altri e fatto suo) di un’impossibile soddisfazione, di una meta irraggiungibile: “io sono diverso dagli altri, a me non riesce bene niente, riesco a fare solo a metà, ecc.”

Questa è la nevrosi, inizialmente scoperta da Freud -che ne ha anche inventato la cura-, come disturbo (psichico) non trattabile dalla medicina pur manifestando sintomi diagnosticabili dalla medicina. Si trattava di riabilitare il pensiero, non bastava scoprire strategie comportamentali o cognitive. Della psicopatologia, G.B. Contri ha perfezionato ulteriormente la natura di errore logico, immoralità, diseconomia, dolo con danno per sé e per gli altri.

Eros van Y., come tutti, ha subito l’arresto di pensiero comune a tutta l’umanità. Sembra però che il suo agire sia non soltanto frenato ma privo di eccitamento, come se non fosse chiamato ma fosse invece infastidito e costretto a muoversi su un terreno pericoloso.

I mezzi che ha, e come li ha, Eros non li utilizza, o meglio sembra avere isolato l’intelligenza: invece di metterla al servizio del pensiero, egli la coltiva come facoltà a se stante.

Il primato dell’intelligenza sul pensiero fa di lui un ragazzo intellettualmente brillante ma praticamente indifeso che si presenta come un tipo originale:

– nel lavoro personale si muove sulle punte dei piedi finché non riceve una spinta da qualcuno (p. es. studio o compiti),

– alla resa dei conti si sente stretto nei suoi panni e allora agisce di getto pur di farla finita presto (p. es. verifiche, dove non rilegge prima di consegnare),

– quanto a comportamento e condotta si mostra impacciato pur essendo aggraziato e di buone maniere,

– considera inevitabili gli errori di distrazione che fa a ripetizione, dato che del modo di agire non si occupa affatto (pensiero).

Insomma, Eros vivrebbe di sola testa a pane e letture, non sapendo che cosa fare del suo corpo (p. es. pare che per lui l’uso appropriato delle mani sia quello di voltare le pagine dei libri che legge o la penna per scrivere).

Quanto al mio parere riguardo alla decisione da prendere per il suo futuro scolastico, ritengo conveniente e adeguata la scelta di Eros per il Liceo classico, pur sapendo che la sua inibizione avrà degli effetti costosi sul suo rendimento.

Saranno opportuni sostegni specifici in singole materie e un supporto per lo studio, come pure un’attenzione particolare ai risultati delle verifiche: Eros crede fermamente di non poter dimostrare di sapere quello che sa e allora, da vero e proprio integralista della sua personale religione, chiude gli occhi e si butta contro il suo altrettanto personale nemico (le normali richieste specifiche che gli vengono rivolte) senza pensare a come riuscire, ma solo determinato a perdere proprio vincendo la sua guerra.

In fede,

Raffaella Colombo

Milano, 26 gennaio 2010

 

Milano, 29 gennaio 2010

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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