CARTA-E-MATITA, O UN NOME PER UNA UNIVERSITÀ (I)

La coppia “Carta-e-matita” rimane insuperata da matematica, logica formale, scienza, informatica, perché significa la mano (individuale) che traccia due osservazioni:

A. la prima è sensibile, come:
“piove”;
B. la seconda è un’inferenza, non meno osservativa della prima, come:
se piove  allora mi bagno”.

La maggior parte dell’umanità trova tutti i modi per sfuggire alla generalizzazione di questa coppia di osservazioni, scritte dalla stessa mano su una medesima carta che, essendo a buon mercato, comporta solo benefici senza costi:
la diseconomia inizia dai costi di tale sfuggire.

Carta-e-matita designa il buon “buon senso”:
quello per cui, mantenendo alla parola “senso”  quello di one way, ossia il senso reale del moto di un corpo (comportamento, attivo e passivo), non si accetterà alcun significato (intellettuale) che sia irrelato al senso stesso:
ho così definito la competenza individuale, e universale, quella di carta-e-matita.

Senza perdere di vista il caso secondario e particolare della pioggia, il caso primario e generale di “carta e matita” è quello della duplice osservazione:

A. sensibile:
“evento”;
B. inferenza:
se evento allora beneficio, o danno”.

In carta-e-matita (con ogni complessità, ma con mano) si collegano senza schizo-frenia:
conoscenza-percezione sensoriale-percezione economica-logica-diritto-verità(-giudizio):
non scienza, che trova però posto e osservanza scrupolosa sulla medesima Carta:
ma anche gli scienziati farebbero bene a fare carta-e-matita, senza credere di farlo già (frequente errore non scientifico degli scienziati).

In carta-e-matita tutto riparte dal “bene” come bene-ficio, profitto, senza alcun “Bene” presupposto, privo di significato perché privo di senso (ciò vale per tutte le Teorie presupposte, non scientifiche).

L’uomo incompetente per abdicazione a carta-e-matita è bene descritto da Platone nel suo grottesco-criminale, ma realistico, mito della caverna:
che propone di risolvere l’incompetenza spostandola e rilanciandola in quella della sottomissione all’Idea presupposta.

Ritengo di avere così ricapitolato Freud a partire dal suo unico principio (principio non Idea o Teoria), proposto in due edizioni:
quella detta “principio di piacere” in quanto carta-e-matita, ma ancora abdicabile per quell’ingenuità che manca ancora della criticità del pensiero dell’in-nocenza;
poi quella detta “principio di realtà” per acquisizione di questo pensiero critico, distintivo di beneficio e danno.

Il mio cliente guarisce quando passa a carta-e-matita, anche nell’uso corrente:
il sogno passa sulla carta e diventa temi o ordine del giorno; il lapsus rilascia il suo senso non appena annotato; le libere associazioni (libere perché non sottomesse alla coazione-sistematizzazione di quell’incosciente della coscienza) restituiscono cittadinanza, anagrafe, agli esiliati; il disturbo immotivato viene annotato come immotivato fino a nuovo ordine (non fino a nuova scienza).

Senza carta-e-matita non è vero che sappiamo davvero leggere, scrivere, fare di conto, parlare:
c’è un parlare-leggere-scrivere-far di conto che non sono debitori dell’istruzione, meno ancora dell’educazione, e ancor meno dell’istruzione sottomessa all’educazione che la rende militare:
è la “formazione” quando la forma è tutta risolta nell’organizzazione:
questa è la massima minaccia mondiale e individuale, con scapito dell’ordine:
l’anarchia è organizzativa (sistematizzante):
l’organizzazione, non l’ordine, ammette l’apartheid, le cui forme future si servono già della condanna di quelle passate.

L’istruzione di quel Politecnico professionale che chiamiamo ancora “Università” conferisce una competenza sì, ma incompetente a chiedere la mano di carta-e-matita:
se fosse, sarebbe uno sposalizio a senso unico da parte di questa mano come il soggetto di una Università,
con ogni vantaggio anche per la competenza politecnica.

(segue)

Milano, 26 novembre 2009

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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