«CHE COSA È L’UOMO PERCHÉ TU TE NE RICORDI?»

Corso 1993/1994
“IL LEGAME SOCIALE E LE QUATTRO PSICOPATOLOGIE”

 

 

Vi invito a prendere nota di questa frase che è una domanda. Alcuni, forse molti di voi, la riconosceranno: «Che cosa è l‟uomo perché qualcuno se ne ricordi?». Ho leggermente corretto la frase testuale: «Che cosa è l‟uomo perché Tu te ne ricordi?». La frase corrisponde, si riassume nella parola che essa segnala: privilegio. Che cosa c‟è di privilegiato nell‟uomo?

Tutta la nostra civiltà, tutta la nostra civiltà psicologica (ma è solo un‟esplicitazione) — e poiché civiltà, la faccio corrispondere a città (ricordate che la serie dei nostri Quaderni si intitola La Città dei …i e in quel caso segue malati) — e tutta la nostra civiltà o città, aggiungo, psicologica odierna, è nata storicamente e ad ogni modo attualmente è confezionata, costruita e progressivamente cresce nel costruirsi sul rigetto, sulla non assunzione di questa domanda, sul rigetto del pensiero di un privilegio umano. L‟intera storia delle nostre scienze parla nel senso del rigetto di un qualsiasi privilegio attinente all‟uomo, a cosa è l‟uomo. Sarebbe una definizione appropriata di scienza: la scienza è quel sapere che nasce dal rigetto di un privilegio umano.

La nostra Scuola, la psicologia della nostra Scuola, viene da questa domanda; parte e globalmente consiste nella risposta a questa domanda.

Ho detto psicologia. La parola psicologia è la parola più equivoca di tutte le parole del nostro secolo. Sono andato alla ricerca di parole che siano altrettanto equivoche fra le quattro o cinque — psicologia, società, scienza — nella nostra era; sono convinto che la parola psicologia è la più equivoca. Ma è un equivoco che si fa di tutto per non lasciare trapelare. È sufficiente accorgersi che tutti dicono «“la” psicologia». Se c‟è un equivoco, ma ci si mette di fronte l‟articolo determinativo, si cancella l‟equivoco. Si dice che non c‟è alcun equivoco, che la psicologia è quella cosa lì. È univoca. Noi non possiamo che parlare di psicologie, al plurale. È lo stato degli atti, indipendentemente da dove ci si colloca. La nostra psicologia non è quella che si presume poter essere chiamata la psicologia scientifica, non perché non lo sia.  …

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Pronunciato il 6 novembre 1993
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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