CHE COSA È UN BAMBINO?

Chiunque abbia fatto studi liceali di filosofia sa che questa è una domanda metafisica, come le grandi domande antiche, che cosa è l’anima, che cos’è Dio, che cos’è il mondo. Solo se ci si accorge di questo si parte col piede giusto. Siamo a questo livello. Non che io mi senta obbligato a citare Freud, ma lui è l’unico che si sia accorto del carattere metafisico di questa domanda. Altro che storielle di psicologia, andiamo a vedere che cos’è il frugolo. Come dicono i meridionali, “a creatura”.

Ma questa stessa domanda dice che “a creatura” non è una creatura. Un sasso è una creatura, una pianta, se si crede nel creazionismo. Una creatura è un dato, qualcosa che c’è, che sta lì, opaca, come una garza assorbente, un velo… no, il bambino non è questo. Allora attacco subito una risposta: il bambino è quello che noi saremmo se fossimo maturi. Chi è stato il primo a dire questo? È stato Gesù: ha detto che bisogna ritornare come bambini. La frase di Gesù è lontanissima dal frugolo, dalla banalità, dalla lode alla bella semplicità del frugolo tanto carino, tanto aperto, tanto semplice. Ho qualificato il bambino col fatto che dispone di una struttura matura per noi inattesa. Matura, come di chi va in giro per il mondo, legge i giornali, si fa opinioni sulle cose… maturo in questo senso. Uno che sa guardarsi in giro: vogliamo definire così la maturità? Il bambino – dopo pochi mesi di vita, già quando comincia a dire qualche frase – ha come qualità matura l’universalità, cioè concretamente la capacità di rivolgersi a tutti gli sportelli che gli si presentano. E quando dico sportelli dico cose semplicissime: il giorno in cui degli amici vengono a casa il bambino si rivolge a tutti gli sportelli perché potenzialmente da tutti gli può venire del bene. Noi adulti non abbiamo più questa capacità. L’apertura è un segno di maturità, al punto che se un adulto ha queste capacità noi gli diciamo “accidenti come sei maturo”.

Ricavare del bene da tutte le parti, da altri bambini, dagli adulti… e farlo con capacità critica! Tanto è vero che se un altro,  bambino o adulto, non gli va a genio, non ci sono santi che tengano. Questa si chiama esattamente facoltà critica, non c’è altra parola. Universalità e criticità: ho ragione nel descrivere il bambino come maturo? A queste qualità se ne può aggiungere una terza: il bambino è un forte diplomatico. Rifacciamo l’esempio dei visitatori in casa: il bambino sa, da diplomatico, agire in modo da propiziarsi la benevolenza dell’altro, ossia che l’altro agisca a suo favore. Pare poco? È un produttore alla lettera, etimologicamente, di simpatia, manipola l’altro affinché sia a sua disposizione.  …

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VITA magazine
Settembre 2000


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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