CHE DIO CI PROTEGGA DAI BUONI

Intervista a Giacomo B. Contri

 

 

Qualche tempo fa, da queste pagine, Giacomo Contri denunciava il farsi strada del ricatto puritano. Le vicende di cronaca di questi giorni hanno rilanciato il tema del primato della morale con un clamore senza precedenti.

 

Cosa ne pensa di queste performance in favore della pubblica moralizzazione? 

È la solita vecchia storia biblica: Saul ne uccide mille, Davide 10mila. È fuori questione che il problema non è prendere le difese del malfattore. Si tratta semplicemente di riconoscere che il ladro ne uccide molto meno che il moralista. Il nostro secolo è la prova, addirittura numeri e statistiche alla mano, che i grandi moralisti si sono dimostrati i più feroci assassini. Robespierre, Stalin, Hitler, non hanno rubato. Hanno semplicemente fatto pulizia, moralizzato i costumi, fatto piazza pulita dei cosiddetti parassiti sociali. Che una simile evidenza non sia ovvia ai predicatori nostrani, mostra come siano proprio loro profondamente immorali. Speriamo che la Provvidenza ci finanzi i giubbotti antiproiettile che, chissà, forse un giorno ci toccherà di indossare. Che Dio ci protegga, prima che dai ladri, dai moralisti. 

Si dice che se si vuole ristabilire la legalità è inevitabile correre certi rischi. Meglio il moralismo che il lassismo? 

Ma questa campagna moralizzatrice non è in difesa, è contro l’ordinamento giuridico-legale. Il moralismo è contro il diritto. Contro il buon diritto liberal-democratico. Il primato della morale a livello pubblico è una imbecillità. Tutti gli specialisti e gli storici del diritto lo sanno benissimo. Una cosa è la morale, un altro è l’ordinamento statuale. 

Cosa ne pensa del tam tam che si è scatenato attorno a Tangentopoli?

Nei casi migliori gli slogan, i titoli dei giornali e le scritte apparse sui muri sono un invito a scatenare i vigilantes, i giustizieri del giorno e della notte. Se fossi Di Pietro non sarei entusiasta della brutalità e del furore esibiti dal populismo. Tra questo clima di falsa indignazione artatamente diffuso dai massmedia e uno stato di diritto, l’alternativa è secca. E infatti: la sconfitta del diritto si consuma davanti agli occhi delle telecamere.   …

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Il Sabato
n. 29 – 1992
18 luglio 1992


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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