PRESENTAZIONE

«Child», n. 1
gennaio 1999

 

 

Con Cristina Musetti

 

Non una rivista sul bambino, ma una rivista a partire dal bambino: cioè dal primo poi ultimo pensiero. Hic incipit Child.

La scoperta del bambino è ancora relativamente recente, post o tardo-moderna, e non esitiamo a farla risalire a Freud: grazie alla scoperta del pensiero nel bambino.

Diciamo “nel” bambino, non “infantile”: la qualità detta “infantilismo” è soltanto adulta, proiettata poi sul bambino.

Un pensiero che è un cogito non meno adulto e degno di quello reso celebre da Descartes, e rilevante, a seconda del rispetto che avrà ricevuto, ai fini di ciò che sarà, nel bene o nel male, la vita adulta nel suo pensiero, nella sua azione, nei suoi effetti e affetti.

Di questo primo pensiero abbiamo scritto la frase, che sarà illustrata più oltre:
“Allattandomi mia madre mi ha / eccitato cioè chiamato / al bisogno di operare con gli oggetti in modo da essere / soddisfatto per mezzo dell’opera di un Altro” (sono i quattro articoli della “pulsione” freudiana, spinta-fonte-oggetto-meta).

È la frase-pensiero della soddisfazione, essendo questa definita come moto concluso e concludente. Il cui inizio è già in vista della meta di soddisfazione: che il bambino piccolo mette in bocca qualsiasi oggetto significa che affronta la realtà con gli apparati della soddisfazione.

Questa frase è suscettibile, nella vita adulta, di mille varianti. Tutte le frasi che siano deformazione di o deviazione da questa sono le psicopatologie.

La legge in cui questa frase consiste è autonomia: entro la quale il bambino soggiace volentieri a ogni partnership soddisfacente con un Altro.

Si dice che il bambino non pensa, per esempio al pericolo. Ciò non è esatto: non è che non pensi, è che pensa che ci pensa l’Altro.

C’è dunque primo pensiero, e inizio del pensiero. La vita individuale ha inizi, non radici.

Questo pensiero, e frase, è il “principio di piacere”. Che è di realtà quando l’adulto lo abbia rifatto suo come legge del suo moto reale: ci vorrà il “ri” di questa petizione, perché non si darà che questo pensiero e legge di moto non passi per una crisi, solitamente patologica. Nella compulsione di ripetizione, la patologia non sta nella ripetizione bensì nella compulsione.   …

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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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