CL. PREGI & DIFETTI

C’è una bambina meravigliosa, Rachele, luce dei miei occhi. Al momento opportuno è stata iscritta al catechismo in una parrocchia celebre, che lascio però anonima: ciò che narro ha tuttavia numerosi testimoni. Fin dall’inizio il sacerdote preposto all’opera catechistica, tenuta da giovani da lui guidati della parrocchia medesima, organizzò un incontro con i genitori dei bambini iscritti, per, come si dice, «conoscerci», «dialogare», e tutte quelle cose così, e va bene.

Senonché poi – e l’indignazione non mi riesce perché, prima, mi viene ancor oggi da rotolarmi, il fou rire dicono i francesi –, in quel meeting fu spiegato questo. Che il catechismo vuole dire sì Gesù, la Chiesa, e il Nuovo Testamento, e il Vecchio o meglio l’Antico per non urtare la suscettibilità, i dogmi, la morale, e tutto quanto è bello e santo, ma che però tutto ciò, e anzitutto Gesù, sono cose belle buone sante sì, importanti sì, ma difficili, difficili, e che allora come introduzione si sarebbe cominciato il catechismo da – non ci crederete, e vi credo – da Pinocchio. Proprio così: Pinocchio (e dire che amo Pinocchio, e anche Collodi malgrado tutto). Posto Pinocchio come l’antefatto, non occorre molto per capire che resterà solo l’ante senza più il fatto, quello che Luigi Giussani continua a chiamare il Fatto. In conclusione: non se ne fa niente (in verità non è una conclusione ma una premessa dogmatica).

Non siamo ingenui. Fin che si tratta di bambini, nell’antefatto che usurpa il posto del Fatto ci si può mettere Pinocchio. Ma poi quando si tratterà di adulti si pinocchizzerà il Fatto mettendoci cose “serie”: la metodologia, l’epistemologia, l’antropologia – l’ “-ologia” di cui già parlavo: e in fondo Pinocchio è la pinocchi-o‑logia di Gesù per bambini –, l’ermeneutica, e quant’altro, e naturalmente la notte nera dell’ “etica”, insomma tutto il quaquaraquà mondiale odierno della mortificazione di ogni intelligenza e di ogni cultura e spiritualità degne di questo nome.

So che qualcuno sta già proponendo che sì, è vero, l’ “etica” è un tantino equivoca – non fosse che per i bagni di sangue giustificati in suo nome, Hegel über alles –, e che invece bisogna metterci “la” teologia, una sorta di Teologia Generale come antefatto del Fatto, quello appunto di cui – rimane il solo punto fermo – non se ne fa niente. A modo suo il Fatto resta vincente anche così: la costante storica e universale del “non se ne fa niente” rimane lui (lo diceva anche lui: la pietra scartata eccetera). Se non rammento male, già Agostino diceva qualcosa del genere.  …

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Il Sabato
n. 21 – 1993
22 maggio 1993


 

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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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