COME PERDERE IL TEMPO (ANCHE IL TEMPO DELLA SCIENZA)

É ancora recente un articolo intitolato Il futuro delluomo non è solo nella scienza [1]:
perdersi a scrivere queste cose è solo perdere tempo anzi il tempo, e farlo perdere ad altri.

Solo un articolo perdigiorno come questo poteva dire una sciocchezza delirante come la seguente:
“L’unico parametro che può essere offerto dalla scienza consiste solo in uno standard predefinito di salute fisica e mentale”:
ma il primo problema della scienza è quello di non poter neppure strologare che cosa mai potrebbe essere una “salute mentale”.

Domando nuovamente quale “demonio” abbia impedito, dopo decenni di interrogazione filosofica sulla linea di demarcazione della scienza, di individuare tale linea appunto nella non competenza intrinseca della scienza a occuparsi della salute mentale, anzi del pensiero come tale:
Freud è arrivato aldilà di questo limite, e sapendolo, e ciò fa Freud scientifico.

Questo limite lo ha detto in fondo – molto in fondo – il DSM, ossia quella criminosa operazione scientifica che muove dall’ammissione che non può esserci scienza della psicopatologia (né terapia), ma solo statistica, con abolizione del concetto stesso di patologia:
torna buono il vecchio aforisma hegeliano su quel delizioso hotel nero per vacche nere:
non so se qualcuno abbia osservato che nella notte hegeliana non si distinguono le vacche da altre bestie, né dagli uomini.

Perché ci sia un filo di scienza occorre un pensiero privo della triade mistica corpo-psiche-spirito (asserita nel medesimo articolo), perché per un pensiero scientifico c’è solo diade:
qui poco importa il lessico, che si dica “psiche” o “spirito” o “pensiero” può essere considerato optional (un confusionario a oltranza può aggiungere “anima”).

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[1] Vito Mancuso, Repubblica martedì 12 giugno.

lunedì 2 luglio 2012

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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