CONTROPIEDE

In una recente seduta ho raccolto una parola usata per descrivere come certe persone ascoltano ciò che dico (e non solo io):
esse, è stato detto, si sentono prese in “contropiede”.

É un lessico sportivo che maschera a malapena lo schema bellico:
ci sono due campi avversi, che sono avversi semplicemente perché distinti da una linea di demarcazione:
dopo di che l’avversione si distingue in bellica e sportiva, ma anche genericamente mondana, che chiamo l’avversione civilizzata della vita quotidiana.

E questa la “resistenza”, ubiquitaria e sistematica obiezione all’appuntamento nell’esperienza di tutti:
nella psicoanalisi semplicemente si scopre.

Quando si va a ben vedere, si scopre che i due campi non sono demarcati perché c’è un contenzioso, ma al contrario si inventa un contenzioso perché essi sono stati demarcati da una divisione astratta che precede e poi produce un conflitto:
la pecca dei confliggenti non è anzitutto il conflitto, ma di non riuscire neppure a confliggere efficacemente cioè conclusivamente:
Poi, non prima, si ritrova anche tra uomo e donna:
diffuso e patetico è il caso di coniugi che confliggono fino all’ultimo giorno, o anche di coniugi che dopo decenni scoprono di non essersi mai conosciuti:
la nullità coniugale è la regola non l’eccezione.

Rovesciando tutto, anzi raddrizzando le cose sui loro piedi, ormai penso che il coniugio esista solo come eccezione, donde il mio augurio “Mille di queste eccezioni!”

Ma perché si produce la dannata e dannante linea di divisione?:
perché una malvagità ha introdotto nella mente la domanda “Che cosa vuole da me?” ma in forma di virus:
infatti, che qualcuno voglia da me è un beneficio, uno dei casi del quale è che mi darà un lavoro: la disoccupazione è che nessuno vuole da me (e la disoccupazione è anche amorosa):
inizia così la paranoia, che erigerà la linea di separazione sistematica. Qui c’entra il padre con il suo desiderio che non è il comando, ci tornerò.

Con la linea di separazione c’è passaggio all’egualitarismo, todos Caballeros, Caballeros y Caballeras, il campo è diviso per principio in due metà:
si arriverà a idealizzare perfino la schiavitù, in quanto anche la coppia padrone/schiavo può servire alla bisogna (“servitù volontaria”).

martedì 1 novembre 2011

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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