CURARSI DI RELAZIONI E CURARE ATTRAVERSO LE RELAZIONI

1.       Cura di sé, cura dell’altro

Non intendo svolgere una trattazione sistematica intorno alla psicopatologia delle tossicodipendenze; basti dire che colloco le tossicomanie tra le perversioni e, per chiarezza espositiva, non tra le nevrosi né tra le psicosi. Dato tale ordine didattico per presupposto, o meglio per implicito, il mio intervento va piuttosto considerato come una chiacchierata, la cui utilità, se vi sarà, – futuro anteriore: sarà chi legge a stabilirlo – consisterà in una e una sola cosa: invitare, e insieme augurare, a chi si occupa di tossici che la meta del lavoro sia l’aver cura di se stessi. La parola cura è applicata alla propria persona. All’espressione corrente «cura di sé» si può dare un significato estensivo che comprende tutte le ventiquattro ore, a partire dall’ora in cui ci si alza, ci si rade e si prende cura di altri aspetti della propria persona. Si darà il caso che capiti di poter curare altri, ma ciò è strettamente subordinato all’avere cura di se stessi. La relazione è diretta, univoca. Non ho usato a caso la parola tossico, più popolare rispetto a tossicodipendente. Si tratta di una preferenza; nel secondo caso, con tossicodipendente è lo stesso tossico a dirci di essere dipendente dal tossico. Occorre aver cura del proprio intelletto e cominciare a dubitare che esista la tossicodipendenza nel senso chimico della parola; se ha un nome, un nome ormai moderato, è ideologia. Il tossico è un missionario del tossico, un militante. Ma non si può cedere all’idea che il tossicodipendente sia un dipendente dal tossico.

Bastano questi pochi segnali per sommuovere l’intero campo. Con i tossici, come per tutta la psicopatologia, non è possibile una relazione medica o similmedica, se con tale relazione immaginiamo uno specialista, un professionista con un pacchetto di azioni che ritiene adeguate per raggiungere uno scopo come la guarigione. Con i tossici non esiste una relazione fondata su causa-effetto, su azione adeguata dello specialista ed effetto più o meno riuscito nel paziente. Se il tossico è un militante – e lo è – il campo è segnato in modo completamente diverso. Neppure per un istante rinuncio a includere le tossicomanie nelle perversioni.  …

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Presentazione di AA.VV., L’impossibile cura. Trattare la tossicodipendenza?, Ancona, a cura di M. Gabriella Pediconi e Carla Urbinati, da un intervento del 4 settembre 1999.


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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