DALLA S. A. P.

Auguri!

 

 

Non auguri di Capodanno, giusta la battuta del mio quasi-Collega M. Bucchi (se mi chiedesse di prestargli il mio studio per fare lo psicoanalista, glielo darei), in una recente vignetta da Capodanno:

“É passato un anno
dall’ultima volta che abbiamo detto:
‘É passato un anno’ ”

cioè un giudizio (diagnostico):
trenta Capodanno significano trent’anni di nevrosi ossessiva legittimata per trasferimento su scena pubblica, allo scopo di evitare la diagnosi (W. Allen diceva “Provaci ancora Sam!”):
tutta la patologia viene trasferita su scena pubblica, si chiama “Mondo”, da tollerare ma niente di più.

Il mio “Auguri!” ha come fonte e origine la Società Amici del Pensiero, S. A. P., che al momento rappresento da solo facendomi forte degli almeno quindici anni che precedono, non ossessivi né solitari [1].

In generale, ossia in tutto e per tutti, auguro di avere desideri, voglia, ossia ciò in cui siamo mondialmente nella massima recessione in senso propriamente economico:
un desiderio equivale a un finanziamento, è una forza-lavoro investibile che non esiste in natura:
non fidiamoci di chi dà i desideri per illusioni, semmai ci sono illusioni chiamate, ingenuamente o colpevolmente, desideri, come quel tram, streetcar, che non si prende mai, il tram di “lassù qualcuno mi ama”.

Il Capodanno di cui ho il ricordo più preciso risale ai miei quattordici anni, quando aggirandomi per Viale Corsica a Milano alla fatidica mezzanotte di un 31 dicembre, piombò da lassù, dal cielo di qualche piano sopra, a un centimetro dalla mia spalla sinistra, una grossa pesante radio di quei tempi:
che simboleggiava bene, tanto l’anno passato quanto per anticipazione l’anno incipiente se preso senza capo né coda, o per dir meglio rappresentava il Simbolico o la Cultura senza un colto con capo e coda, ossia senza un pensiero di moto concludente-soddisfacente.

Non c’è capo d’anno ma solo Capodanno, regolarmente capo-danno se è Capodanno, destinato (ecco il “Destino”) a essere gettato via per un “nuovo” capo-danno da gettare:
la Cultura non fa colto, ma solo uno confermato nella sua patologia:
un tale colto, comunque vada è senza angoscia, quella che simbolizzerà l’anno in una sempre vecchia-nuova radio in cui tutte le notizie sono rumori, bit chiassosi quanto muti.

Poi, auguro il desiderio di cui lo Statuto della S. A. P. è l’incorporazione, scritta senza più spiegazioni:
un augurio non è un atto di convincimento, né di propaganda fides.

Il solo fatto di fare tali auguri fa attualità, notizia, ma non per il “nuovo” anno che non è notizia né attual-ità:
la guarigione è passaggio all’atto:
l’atto ha capo e coda, e si può anche partire dalla coda che ha sempre capo – non la Teoria circolare di elefanti che si attaccano per capo-coda ossia il discorso corrente -, cioè dall’atto di un altro.

____________

[1] Per chi non ne fosse informato, alludo ai quindici anni trascorsi dalla costituzione dell’Associazione denominata “Studium Cartello”, avente già come unico fine statutario lo sviluppo, come atélier di lavori individuali, del pensiero di natura, a sua volta estrapolazione logico-linguistica del pensiero freudiano.
Potrei farmi forte dei quindici anni ancora precedenti.

Milano, 11 gennaio 2010

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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