DEL NOCE E IL SUO ULTIMO PENSIERO

Intervista a Giacomo B. Contri di Renato Farina

 

 

Si può dire che i dialoghi di Giacomo Contri, psicoanalista e gran lettore del nostro e di altri tempi, siano dialoghi anti-platonici? Certo che sì. Se platonico naturalmente lo si prende in senso corrente: perché Contri più che distillare una presunta essenza spirituale circonda i contorni della cosa, la fa riaccadere per chi ascolta e legge. Tema, questa volta, Augusto Del Noce, il grande filosofo morto alla fine del 1989, dimenticato in vita ed ora celebratissimo. 

 

Chi è Del Noce per lei? Professor Contri, il «caso Del Noce», come si usa dire, cosa insegna?

Il caso Del Noce è in effetti molto istruttivo. A me ha tolto l’illusione di essere diventato un uomo privo di pregiudizio. Mi avevano parlato in tali termini di Del Noce – fu molti anni fa – , che dentro di me avevo deciso che non lo avrei mai letto. Lo classificavo tra gli spiritualisti ed anche peggio. Uno di quei noiosissimi filosofi cattolici sempre a farsi i gargarismi con una serie di parole fisse usate alla bisogna ritmicamente: trascendente-assoluto-metafisico–ontologico! Uno di quei filosofi invasati da un problema patologicamente individuato: fare-i-conti-con-la-modernità, raccogliere-la-sfida-del-moderno. Non avevo ancora vent’anni che avevo già deciso di non aver nulla a che fare con queste fissazioni. Quei tic verbali, quel pacchetto di formule da infilare a freddo. Basta, finirla. Un essere umano che parla e vive in questo modo, con questa fissa inquieta, è uno che non sta bene. 

Ha dovuto eliminare il pregiudizio su Del Noce però.

Sì, ho dovuto. È stato l’incontro tra Del Noce e Il Sabato che mi ha fatto accorgere del pregiudizio e rivedere il giudizio. E a questo punto che mi sono interessato alla pagina scritta di Del Noce. 

Ricorda il momento di questa scoperta? E il modo?

Ero piegato su una sua pagina. Mi sono identificato con Del Noce. È stato un momento decisivo, per capire lui e la mia stessa biografia. In lui sentivo tirare aria di famiglia. 

Racconti. 

Descriverei l’insieme dell’esperienza di Del Noce come quella di chi ha dovuto fabbricarsi gli attrezzi da solo. In particolare uno strumento: la bussola. Si trattava per lui non di scontrarsi o incontrarsi con la modernità, ma di venire a capo del senso dell’esistenza. Come fabbricarsi la bussola? Lui era filosofo, e si è costruito il suo attrezzo con la materia bruta che aveva intorno, il linguaggio filosofico.   …

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Il Sabato
N. 49 – 1991
7 dicembre 1991


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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