DI FREUD RESTA SOLO L’ANTI FREUD

Giacomo Contri parla della teoria psicanalitica a cent’anni esatti dall’uscita della celeberrima Interpretazione dei sogni

di Walter Mariotti

 

 

Vienna. La notte tra il 23 e il 24 luglio 1894. Sigmund Freud fa un sogno. Un salone, una festa elegante, valzer di sottofondo e tanti ospiti. All’improvviso appare Irma, pallida e gonfia come una morta. Freud la rimprovera: «Se hai ancora dolori è colpa tua, che non hai accettato la mia soluzione». Tua o del dottor M., anche lui stranamente pallido stasera, zoppicante, senza la solita barba che gli corona il mento. Tua o dell’amico Otto, che ti ha fatto un’iniezione di propilene e trimetilamina con una siringa sporca. Tua o dell’amico Leopold, che ti ha esaminato la gola percuotendoti il corsetto. Una sola cosa è certa: «Dal sogno risulta che il colpevole delle persistenti sofferenze di Irma non sono io». Esattamente cento anni fa, cinque dopo il sogno di Irma, Freud pubblica L’interpretazione dei sogni.

Che cosa resta della psicoanalisi a cento anni di distanza? Che resta dell’angoscia del medico per non aver saputo curare Irma? Lo abbiamo chiesto a Giacomo Contri, psicoanalista milanese allievo del più famoso e geniale esegeta di Freud, Jacques Lacan. «La risposta è precisa: di Freud resta l’anti-Freud, che non vuol dire niente ma l’impronta, l’impronta in opposizione a esso».

 

Mi faccia capire.

GIACOMO B. CONTRI: Oggi è diventato rarissimo incontrare un freudiano, anche tra coloro che si professano tali. Gli indizi abbondano, ma voglio ricordare il più importante: Freud parlava ancora di «rapporti» mentre oggi tutti gli psicoanalisti parlano di «interazioni». Ora, l’interazione è l’opposizione al rapporto: le particelle subatomiche interagiscono, i soggetti invece hanno rapporti. Nel linguaggio di Freud «si danno appuntamenti».

Perché è successo?

CONTRI: Perché? Perché Freud ha detto una cosa che sembra un’ovvietà. Ha detto che gli uomini pensano e che non esiste un solo momento in cui non pensano. Pensano agli appuntamenti e poi se li danno, cosa che resta impossibile per le particelle. L’interpretazione dei sogni è questo: io penso anche quando dormo. Anzi, quando dormo penso più liberamente, penso davvero: perché penso qual è la soluzione per le cose che mi stanno a cuore.  …

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Il Giornale
24 luglio 1999


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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