“DIO PERDONA IO NO”

É il titolo del western italiano di Giuseppe Colizzi, 1967, il primo con la coppia Bud Spencer-Terence Hill.

É anche il motto dello psicoanalista, che non perdona le patologie ma, amando la buona compagnia, offre una via di soluzione.

Delitto è un atto che ha come effetto un danno (c’è atto se ha un inizio, ossia non è effetto di una causa):
il perdono è il finale di un processo che termina con il giudizio (imputazione) sull’atto, senza proseguire nella sanzione penale:
perdonare uno significa dargli del bastardo (come a quello che mi ha dato lo schiaffo):
privo com’è di sanzione e anche di vendetta, il perdono è senza pietà;
non è affatto amore, e neppure tolleranza.

Sto così facendo una scoperta:
il perdono  ha successo nell’ottenere che quel primo Diritto (non naturale) di cui l’individuo è la san(t)a sede, sia esente da diritto penale (che implica la sanzione penale) come invece il secondo Diritto, quello comunemente inteso.

Ma neanche Dio perdona, se non nell’accezione detta (giudizio senza sanzione):
infatti se “perdono” non significasse giudizio solidamente mantenuto e rimandato al mittente, e Dio prendesse con sé in “Paradiso” un isterico o un paranoico, per Lui sarebbe finita malgrado la sua bella onnipotenza:
salvo che li droghi tutti come degli Hashishin, le schiere celesti come assassini militanti.

La paranoia inverte la direzione del giudizio da sé ad altri:
così abolisce il giudizio.

mercoledì 7 gennaio 2015

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Data di pubblicazione: 05/06/2016