DIRITTI DEI BAMBINI?: UBI BENE IBI PATRIA

[Appunti in vista del Colloquio di sabato 24 ottobre “Difesa. Capacità del minore e Convenzione di Strasburgo”, ore 9-12, 14-17, Aula Magna del Palazzo di Giustizia di Milano.]

“Diritti dei bambini”?, è l’errore da non commettere:
gli faremmo perdere quel Diritto che ha già perché lo fa:
lo fa facilmente, dall’inizio e per principio, che è il principio di piacere:
infatti è questo a dettare il suo sanzionare metodico e permanente, nei suoi appuntamenti con adulti e coetanei:
è curioso che la child observation non osservi il suo comportarsi sanzionatorio (non vendicativo né oblativo),
ossia che la vita psichica è vita giuridica – cioè capace – dall’inizio e per principio.

Non c’è monopolio della norma giuridica:
c’è solo quello della “violenza legittima”.

Quando il bambino cessa di farsi diritto con le proprie mani come col Black-&-Decker, inizia a farsi giustizia con le proprie mani, e non sanziona più:
due sono i modi di farsi giustizia con le proprie mani:
1. antigiuridico: vendicativo, vandalico, fino a fare l’inferno (modo individuale),
2. ipergiuridico: querulomane-Antigoneo (modo di massa):
patologici ambedue.

L’educazione assumerà poi la gestione civile dell’anti- e dell’iper-giuridico.

Non si tratta di educare il bambino a diritti di nuova generazione (progresso della civiltà!?), bensì di generare di nuovo il Diritto che già fa e ha:
il cui principio (“di piacere”) è insuperatamente condensato nell’adagio

ubi bene ibi patria”:

rigenerato il principio, questo potrà rinominarsi, al futuro anteriore, come di realtà:
non diverso dal precedente ma capace di difesa:
il bambino è, non indifeso ma decaduto dalla difesa.

Il desiderio di un figlio non è la famiglia:
bensì di chiamarsi – mi servo della tradizione italiana dei nomi beneaugurali – Diotallevi, Bencivegna, Crescimbeni, Bentivoglio, Dioguardi, Bonaventura …:
i nomi beneaugurali sono formali nel conferire al bambino una genesi extrafamigliare, anche indipendentemente dall’essere orfano o trovatello:
questa genesi extrafamigliare è il più puro desiderio del bambino:
da bambino il romanzo ottocentesco “Senza famiglia” (H. Malot, 1878) mi piaceva per il solo titolo, malgrado la sua esecrabile ideologia:
dalla famiglia non “vera” alla “vera” famiglia, la solita storia di “la carne e il sangue”, rispettivamente carnivora e sanguinario

Ubi bene ibi patria” è la difesa del minore:
genitivo soggettivo e oggettivo.

(segue)

Milano, 22 ottobre 2009

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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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