DUEMILA ANNI DI SESSO DI TROPPO

In una seduta di ieri è tornato, come spesso e in fondo sempre, invincibilmente, l’argomento dell’istinto (già detto “inclinazioni sensibili”), ossia l’oscuro campo delle nostre patetiche sconfitte.

Attraversando questo argomento potremmo fare l’intera storia del pensiero e dei costumi, e insieme delle nostre vite quotidiane.

Rammento ciò che dico da anni: non c’è istinto (menzogna sulla natura) ma la sua Teoria indimostrata e indimostrabile, come disturbo o patologia.

Qualcuno mi obietta che sull’argomento mi ripeto: non è così, è l’argomento a ripetersi compulsivamente, ossessivamente, io lo raccolgo senza ripetermi.

Dirò ora qualcosa di parzialmente inedito da parte mia, in forma di una semplice telegrafica annotazione storiografica su lungo periodo, l’annotazione di una contraddizione flagrante:

1° da un lato, i Vangeli documentano che quel tal Gesù non voleva lasciarsi impigliare in questioni di morale sessuale (vedi Adultera, Samaritana, “Maddalena”, Marta e Maria, la Madonna stessa), in altre parole egli disponeva nel suo pensiero, benché ante litteram, della freudiana “castrazione” come ablazione chirurgica non dei sessi ma della Teoria “sessual-ità”, e lo ha detto nella parabola degli eunuchi:
egli si diceva “eunuco” nella testa (“regno dei cieli”), cioè privo della mentita istanza sessuale supposta nella natura,
ed “eunuco” proprio appena dopo avere condannato le altre due specie di eunuchismo (fisico e psichico):
con ciò inaugurava una nuova era dell’umanità, come era salutare cioè in salute (“istinto” significa patologia).

2° dall’altro, la nuova era è durata pochissimo: sono anzitutto le lettere di S. Paolo a documentare che invece i cristiani si sono lasciati impigliare fin dal giorno dopo:
poi sono seguite le idee peggiori, o più stupide, per esempio le fantasie di pii monaci aggrediti, “tentati”, da ideazioni erotiche che chiamerei piuttosto erotomani, patologiche.

Impigliare anche in Eros come amore, quantunque solo umano e “naturale”, cui farebbe seguito quello soprannaturale:
obietto che io sono per la chiarezza dei concetti e l’univocità delle parole, e che “amore” o è parola univoca o è priva di significato.

Se sviluppassi questa annotazione scriverei una “Storia della sessualità” tutt’altra da quella di M. Foucault.

La Teoria dell’istinto è più clericale di tutti i clericalismi storici, religiosi e non:
non solo clericale ma moralista, anzi la base stessa del moralismo, cioè Kant: non il Parroco, salvo che il Parroco sia diventato kantiano.

Milano, 19 aprile 2007

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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