È STATA UNA FONTE…

Il ricordo più preciso che ho della “Ceva” – tutti la chiamavano così – ha trovato ospitalità con me sul divano del mio analista, Jacques Lacan, più o meno nel ’70, allorché ciò, che subito dirò, un ricordo appunto, mi portò a interrogarmi sui fattori antecedenti che su tale divano mi avevano portato, e già allora con la mira di diventare psicoanalista io stesso.

La Ceva dava del “lei” agli studenti, senza affettazione né Pedagogismo, anzi fu questo fatto a introdurmi all’antipatia per il “tu” facile, come per tutto ciò che chiamo pedagogismo. Ma dico meglio: per tutto ciò che successivamente ho definito “adolessenzialismo”, cioè quella micidiale ideologia adolescenziale psicoessenzialistica che è stata uno dei fattori costruttivo-distruttivi del nostro secolo (penso al ruolo delle organizzazioni giovanili, di partito, religiose e altre). Quel “lei” di prima liceo (dunque nel 1956 o ’57), mi ha dato subito idea che, a parte il caso del bambino piccolissimo foneticamente e fonologicamente incompetente a cogliere la distinzione, è dignità formale trattare l’altro sempre come adulto, almeno per anticipazione se non per statuto.

In breve, la Ceva esprimeva questa sua norma – mi pare la parola adeguata – di rapporto, in quei due momenti scolastici tipici che erano l’interrogazione e il tema in classe. Il mio particolare ricordo si riferisce al secondo momento.

Non so più di che tema si trattasse. Ricordo però il commento che “lei annotò”, con la biro rossa, in calce al mio svolgimento. Diceva pressapoco: “Lei ha mostrato una particolare tendenza all’introspezione (questa non è poi rimasta tra le mie parole): ciò potrà esserLe utile per il futuro”. Non sono certo della completa esattezza verbale del mio resoconto, ma lo sono quanto alla partizione tra premessa e conclusione.

Ricordo ancora che il mio “tema” non mi era piaciuto: ritengo che fosse davvero soltanto introspettivo ossia adolescenziale. Probabilmente non era piaciuto, come pensai, nemmeno alla Ceva: la quale infatti non aveva scritto che a lei era piaciuto, ma che io potevo farmene qualcosa, il che non mi sarebbe neppure venuto in mente se lei non me l’avesse detto.  …

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In Per ricordare ELENA CEVA VALLA, Edizione fuori commercio 1995.


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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