ECCE HOMO, O IL PROFITTO

DOMENICA
28 gennaio 2007 in anno 150 post Freud natum

 

 

Ripropongo la lettura della domenica precedente, con un nuovo commento (invito a rileggere i tre precedenti):

S. Freud
Introduzione alla psicoanalisi 27, La traslazione
OSF 8

“[…] ricaviamo un’impressione chiarissima della lotta violenta che si svolge nella vita del paziente […]: è una lotta psichica normale, su un terreno psicologico omogeneo [sottolineature nel testo, ndr], tra i motivi che vogliono mantenere il controinvestimento [ossia antieconomici, ndr] e quelli che sono pronti ad abbandonarlo. I primi sono i vecchi motivi che a suo tempo hanno imposto la rimozione; tra i secondi si trovano quelli sopravvenuti di recente, che si spera decidano il conflitto […]. Siamo riusciti a riaccendere il vecchio conflitto che ha portato alla rimozione, a sottoporre a revisione il processo [sottolineature mie, ndr] a suo tempo concluso. I nuovi argomenti di cui disponiamo sono, in primo luogo, l’ammonimento che la precedente decisione ha condotto alla malattia, e la promessa che una decisione diversa aprirà la strada alla guarigione; in secondo luogo, l’enorme cambiamento avvenuto sotto ogni profilo dai tempi di quel primo rifiuto […]. Possiamo così lusingarci di guidare il conflitto rianimato a un esito migliore di quello della rimozione […]”.

Nuovo commento:

Ecce homo, o il profitto

L’idea di “uomo nuovo”, questa stessa espressione linguistica, ha già fatto sufficienti anzi pletorici danni (“rivoluzionari”): non condanno l’espressione, mi preme il concetto.

Si tratta di poter dire “ecce homo” senza essere cristianucci o chierichetti.

Questo passo di Freud, così come tutto Freud, lo dice, senza… eccetera (rimando a precedenti scritti).

Ecce homo”, ecco il profitto iniziale (o eredità) riscoperto come finale.

C’è un altro profitto: il sapere, e memoria, del conflitto.

Il conflitto lo avremo sempre con noi, in noi e fuori di noi: il sapere della patologia, o del conflitto, è come tale pacifico, paci-fico, produttivo di pace.

Detesto il pacifismo dell’ignoranza del conflitto, produce violenza color confetto (confetto fa rima con conflitto).

L’analisi non finisce bene quando continua a prevalere l’ignoranza del conflitto.

Questo sapere si condensa nella parola “processo”, ma in quanto d’appello.

Milano, 28 gennaio 2007

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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