FELICITÀ, ECONOMIE E RICCHEZZA

Incontro di Giacomo B. Contri con Carlo D’Adda

Carlo D’Adda

È la prima volta in vita mia che mi trovo a parlare della felicità: da una parte ho un timore reverenziale per il clero, poiché ho ricevuto un’educazione cattolica, e dall’altra come economista sono particolarmente a disagio. “Dismal-science”, dies mali: sono un cultore di questa scienza. Quello che avete proposto è un tema non usuale. Partiamo da questa parola, felicità, che nella nostra lingua porta due significati, nella cultura classica ha due significati distinti: felicitas era l’abbondanza dei beni, e accanto beatitudo era un’attitudine dell’anima.

Aristotele e altri mettevano in relazione la beatitudo con l’esercizio della virtù, il piacere come fonte della beatitudine. Altri parlavano di un’imperturbabilità dell’animo… quando poi entra nella lingua volgare, nell’era tomista, felicità in rapporto al bene, per gli scolastici era così.

Gli utilitaristi riprendono il binomio felicità-bene comune. Leggo da Storia dell’analisi economica. Schumpeter, lega l’idea di bene comune a felicità, nel settecento dagli adoratori della ragione, piaceri e beni sommati in somma algebrica, felicità dell’individuo, e poi il totale sociale corrisponderebbe al bene comune. Ciò porta la più grande felicità possibile per il più grande numero possibile. Bentham, tanto gli utilitaristi quanto gli scolastici si ponevano il problema di dedurre dalla natura umana leggi…

L’espressione bene comune: Matteucci-Remigio de Girolami, De Boni Communi, e anche il dizionario di filosofia e politica, sul quale Matteucci sosteneva che nessuna società può fare a meno di definire in qualche modo il bene comune, mentre aveva detto anni prima che è un concetto vuoto!

Per gli scolastici il bene comune non è la somma, ma ciò che è bene nel suo complesso, la protezione dei più deboli, quindi la solidarietà. Dalla culla alla bara, cioè protezione per tutta la vita. Lo Stato sociale (ingl. wellfare-state contro warfare-state), di cui io riconsidererei i confini, per il problema della società tra garanzie e riparto del tributo.  (…)

Giacomo B. Contri

Due espressioni: goal, cioè meta, e fare i conti con loste.

In questa disciplina, l’economia, ci orientiamo senza esserne dei professionisti: abbiamo alcune idee, come a dire, su nord e sud.

Il signore che ha inventato l’espressione “dalla culla alla bara” fa dell’umorismo nero. Il ciclo della vita, etc: ho un’opinione un po’ diversa della mia vita, delle linee e delle loro intersezioni.  …

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Carpi (Modena)
14 maggio 1994
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


 

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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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