GUARIGIONE, LEGAME, E UNA FANTASIA AMICA

Da qualche tempo ho ulteriormente distillato la guarigione
– nel suo concetto preciso ed esigente, che unisce quello medico a quello economico di lucro emergente -,
– intendo la guarigione dalla patologia che deriva dall’ostilità per il pensiero-,
come il passaggio all’amicizia del pensiero, che è duplice:
1° amicizia per il pensiero, proprio e altrui, e 2° pensiero amico.

Sono le due difese da e di, ma non ripeto, vedi il testo introduttivo al Corso 2008-09 dello Studiun Cartello, “La difesa”.

Il pensiero amico è quello la cui redazione di mio pugno
– qualcuno potrà fare di meglio, ma in ogni caso redazione e di legami, non Teoria –
ho chiamato “pensiero di natura”, pensiero legislativo del moto di certi corpi della natura, i nostri.

Non domando ai miei amici (amici del pensiero e non immediatamente miei), compagni nuovi, colleghi nuovi, se fanno gli psicoanalisti:
vero che non avrebbero motivo di tacermelo né di tacerlo, ma nei loro riguardi mi comporto come se non lo sapessi, perché il legame sociale con loro non ne discende.

Infatti la psicoanalisi è una derivata, in sub-ordine, di una tale amicizia che la precede in via logica, di cui è l’applicazione nella cura (se questa è richiesta esplicitamente),
non la premessa, nell’induzione o nella deduzione, dell’amicizia del pensiero:
così dicendo, cioè rimettendo le cose sui piedi, ho anche distillato il mio contributo nei decenni:
ma so bene che questo è un osso duro, durissimo.

In cent’anni di psicoanalisi associata non c’è stato legame tra psicoanalisti se non di gruppo (“massa” in Freud)
– potremmo scrivere “Cent’anni di solitudine di gruppo” -:
i loro significanti hanno come significati non concetti ma il gruppo stesso:
se ne lamentava già Freud, poi J. Lacan.

Il nesso tra patologia e gruppo è stretto:
ambedue abbrutiscono, senza per questo avere il potere di trasformarci in animali foss’anche “graziosi e benigni”.

Il gruppo è una vecchia storia e Storia, certo, e nessuno è senza peccato:
ma non è forse vero che lo psicoanalista è uno che dalle vecchie storie e dalla vecchia Storia dovrebbe essere un po’ uscito?

Ho una fantasia, non so quanto probabile ma non impossibile:
alcune persone, continuando a esercitare le professioni più diverse, tre-quattro sere la settimana dalle 18.30 alle 20.30 ricevono come psicoanalisti:
prima e insieme, l’amicizia del pensiero riguarda l’intera giornata, sonno con sogno compreso.

Milano, 22 ottobre 2008

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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