IL BARMAN DEL BRONX

Mantengo che riprenderò lunedì 16 giugno:
ma oggi faccio eccezione per dare retta a chi mi suggerisce di riprendere tempestivamente questo paragone col barman.

Al recente Seminario “Il Lavoro Psicoanalitico”, venerdì 6 giugno u. s., dopo una serie di impegnate esposizioni di casi, ho suggerito di assumere come paragone il suddetto barman, figura tipica di tante storie poliziesche:
è il barista che, la sera o notte, raccoglie le confidenze di tanti disperati:
una storia a fumetti italiana, Cayenna, lo ha rappresentato piuttosto bene.

Tale personaggio ha due (e solo due) punti di contatto con lo psicoanalista, uno quanto a sè, l’altro quanto al confidente:

1. primo punto: il barman è uno che va per la sua strada, bada a sè, e non si fa opprimere dal patetico che ascolta, né gli fa obiezioni, né si fa coinvolgere (“attenzione fluttuante”):
passionale com’è, non è appassionato al patetico,
e intanto il cliente beve e paga la sua consumazione, facendo del barista un barista;

2. secondo punto: il confidente si fida di lui proprio perché il barman bada a sè, e dunque non sviluppa paranoia (“che cosa vuole da me?”):
sa che fa il barista, che non gli “vuole bene”, che non mira a carpirgli segreti né a dirigerlo secondo una sua oscura volontà “benefica”:
la sola volontà del barista e dello psicoanalista è di stare bene in proprio.

Qui i punti di contatto finiscono, fermo restando che il paziente dello psicoanalista è un cliente, un avventore, e il cliente ha sempre ragione:
ma lo psicoanalista non vede l’ora di potergliela dare (usa dire “interpretazione”), perfino quando, come ragione estrema, fa del suo peggio per avere torto
– e come dare torto allo psicoanalista quando getta la spugna, e comincia anche lui a credere alla resistenza come “male assoluto”? (vedi Maria Delia Contri) – :
ecco il desiderio dello psicoanalista
– che anche l’altro abbia ragione, ossia di avere un partner, ma non vorrebbe un partner senza ragione -,
ed ecco ciò che distingue lo psicoanalista dal barista.

Ho appreso che qualcuno dei presenti a tale Seminario si è sentito intrigato:
il fatto è che lo psicoanalista, come il barista, vive terra-terra, anche nella ragione:
in ciò, il barista stesso potrebbe andare dallo psicoanalista, il più terra-terra (o mattone-mattone).

Milano, 10 giugno 2008

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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