IL CONCETTO DI STATO E LA PSICOLOGIA SOCIALE

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Con particolare riguardo alla teoria delle masse di Freud

Testo di Hans Kelsen
Traduzione di Giacomo B. Contri e C. Marzotto

 

 

 

I

Come tutte le formazioni sociali, lo Stato – tra tutte la più significativa – è la specifica unità di una molteplicità di individui o di atti individuali, e la questione dell’essenza dello Stato è nel suo fondamento ultimo una questione sulla natura di questa unità, cioè il problema: in che modo, secondo quale criterio questa molteplicità di atti individuali si collega, come usa supporre, in una unità superiore, come i singoli uomini o i singoli atti umani formanti lo Stato, si collegano in un tutto sopraindividuale.

Questione al tempo stesso identica a quella circa la particolare “realtà” dello Stato, circa il modo specifico della sua esistenza. E quando si crede – come accade nella sociologia moderna in cui si presuppone di poter intendere lo Stato come pure le altre formazioni sociali, come realtà naturali – di poter attribuire allo Stato la stessa realtà o lo stesso modo di esistenza degli oggetti della natura, con ciò si presuppone che la conoscenza sociologica attraverso la quale è stabilita l’unità del suo oggetto o dei suoi oggetti, abbia fondamentalmente carattere di scienza naturale, cosa che comporterebbe il servirsi di un metodo da scienza causale. Con ciò si è soliti identificare erroneamente “realtà” semplicemente con realtà naturale, e si crede di dover assumere un oggetto, nella misura in cui se ne vuole affermare l’esistenza “reale”, come oggetto naturale, e quindi come oggetto da determinare in termini di scienza naturale. Di qui la tendenza della sociologia moderna a porsi come biologia e specialmente come psicologia, e a cogliere il rapporto di unità che lega la molteplicità degli atti individuali con le formazioni sociali, come una concatenazione causale sotto la categoria di causa-effetto.

Conformemente, la sociologia orientata psicologicamente cerca di determinare l’essenza del sociale in generale e delle formazioni sociali in particolare, e specialmente dello Stato secondo due direzioni: in primo luogo i fatti sociali sono determinati come processi psichici, come eventi nell’animo umano rispetto ai movimenti corporei considerati come “di natura” in senso stretto. Poi però identifica il momento sociale in uno specifico legame, in una connessione reciproca degli uomini, in una co-esistenza prodottasi in qualche modo, e si crede che questo legame consista nell’interazione psichica, e quindi di vedere in questo che l’animo di un uomo eserciti un effetto sull’animo dell’altro e ne riceva effetti a sua volta. Società esiste, cioè è reale – si esprime tipicamente Simmel – “laddove più individui vengono in interazione. Questa interazione risulta sempre da determinate tendenze o intorno a determinati fini… Queste interazioni dimostrano che dagli esponenti individuali di quelle spinte e tendenze propulsive deriva una unità, anzi una “società”. Infatti “unità” in senso empirico non è altro che interazione di elementi: un corpo organico è un’unità poiché fra i suoi organi c’è scambio di energie più stretto che con qualsiasi altro essere esterno, uno Stato è uno perché tra i suoi cittadini sussiste una relazione corrispondente di influsso reciproco, anzi il mondo non potremmo definirlo uno se ognuna delle sue parti non influenzasse in qualche modo ciascuna delle altre, se da qualche parte la reciprocità, come sempre mediata, dell’influsso, fosse sbarrata. …

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in Giacomo B. Contri, La tolleranza del dolore. Stato Diritto Psicoanalisi, Sic 1977.


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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