IL DOPPIO NODO AL PETTINE, E IL PRESIDENTE MAO

In tutte le patologie, e poi in ogni analisi, viene al pettine il doppio nodo:
1° il Padre;
2° l’amore.

Era già venuto al pettine quattordici secoli fa con il Profeta Mohammed, quando costatava che il Cristianesimo si era scompensato proprio su questi due punti:
1° un Padre sempre più oscuro, “grande cuore”, che ama-ama-ama-ama-ama-ama-ama…, cioè un nevrotico ossessivo nel migliore dei casi. Un Dio bestione, scimmione, istintivo benché “alto”;
2° un amore sempre più ridicolizzato come istinto, sia pure distinguendo tra istinto umano finito e istinto divino infinito (Dante fra altri).

Perfino il De Trinitate di Agostino, due secoli  prima, non era soddisfacente sul Padre malgrado i suoi ingenti e inquieti sforzi.

Eppure qualche secolo prima Cristo aveva puntato tutto sul Padre e sull’amore.

Passati due secoli dopo Agostino, il Profeta ha fatto il bilancio e ha concluso:
1° di riportare Dio fuori dal Padre (che se lo è, è perché ha un figlio altrimenti è ridicolo), asserendo un monoteismo puro che, nel mio linguaggio, significa astratto in senso logico. Da molti secoli il Cristianesimo si è appiattito sul monoteismo puro, ossia si è islamizzato: come dare torto agli Islamici?;
2° di ripiegare dall’amore alla misericordia, che non sono affatto la stessa cosa (ma quanti cristiani lo capiscono?, mentre Cristo lo ha asserito con esplicita logica).

É questo doppio nodo a fare la differenza – finché dura – tra Islam e Cristianesimo. Ma soprattutto a decidere tra sano e malato (la religione non mi interessa), perché questa distinzione riguarda l’intelletto.

Le grandi “concezioni del mondo” si riconducono tutte alle nostre questioni personali: almeno questa è una buona notizia. In altre parole: fine della distinzione tra piccolo e grande.

Ecco perché noi cristiani siamo confusi, e non sappiamo se siamo solo dei pre-islamici inconsapevoli.

Di ciò che sto osservando si è ormai impadronito l’umorismo mondiale, anche islamico. Il dubbio religioso di fede nel Cristianesimo è grande, cioè confusione: il dubbio è effettivo e si costata.

Ma qui risponde il maoista che sono stato, poiché Mao scriveva: “Grande è la confusione sotto il cielo: la situazione è dunque eccellente”.

Io “piccolo” psicoanalista sono tale non perché discetto di religione – cui non  sono interessato e Freud neanche, inoltre ripeto che il Cristianesimo non è una religione -, ma perché riporto alla luce il doppio nodo, per credenti di ogni specie e per miscredenti anch’essi di ogni specie, i primi e i secondi intercambiabili. Ambedue hanno una vita quotidiana, un Alltagsleben.

É questo che le religioni non capiscono e non possono capire: passare dalle masse all’individuo cioè alla vita quotidiana.

É questo il principio della moralità: sapere la vita quotidiana. Che non è meno universale di quella di un elettrone, ma con altra universalità.

2 ottobre 2006

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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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