IL FUGGITIVO

Nello scrivere l’articolo di ieri mi è risultata l’espressione “il soggetto fuggitivo dell’atto”, e l’ho trovata un buon risultato logico-linguistico.

L’oscuratissima e mistificatissima parola “inconscio” come designante trippe o interiora emotive dello spirito con spirituali flatulenze, le peggiori,
– non dico volgarità ma imputo la volgarità di questa concezione -,
non designa altro, in Freud come per me, che il pensiero stesso (e non una porzione di esso), ma un pensiero il cui soggetto è fuggitivo, “non signore a casa sua”, fuggitivo in dubbio di legittimità dal suo stesso pensiero legittimamente agente.

Fuggitivo come su un campo minato da mine alte o minacce esterne e superiori al campo (angoscia), come da un bombardamento dall’“alto” (“super-io”, “epi-stéme”):
vale sempre il caso di Rossella o’ Hara fuggitiva con la tecnica del rinvio temporale (“ci penserò domani” in eterno, la rimozione).

Il fuggitivo è un sans papier in casa sua,
– “casa” significa il territorio di tutti, ecco il mio comunismo come quello di Freud -,
un soggetto senza nome legalmente valido sul territorio, che evita luoghi e incontri in cui teme che potrebbe essere richiesto di esibire il documento di identità, la patente di guida, il documento di proprietà della macchina, il passaporto:
“nevrosi” significa extracomunitario.

In questa fuga passerà all’indifferenza attiva per il pensiero (non credete mai alla passività psicopatologica), se non all’ostilità per esso ossia all’alleanza perversa con la minaccia dall’alto:
una volta facevo il paragone con il “kapò”, umile servo superbo della superbia idiota e brutale del capo.

Il fuggitivo è un esule militante, il cui esilio è decretato non da una autorità ma da una dis-autorità:
in ogni campo abbondiamo sempre più in dis-autorità (capi esterni o capi interiori-ideali in combutta tra loro), nella scarsità di autorità:
questa scarsità è un dato sociologico (politico, scolastico …).

In “La fuggitiva” M. Proust individuava sì un caso di fuggitivo, ma non ne coglieva la fattispecie.

Se non fosse penoso, avrebbe del comico l’osservazione di una Civiltà in cui tutti si comportano come degli extracomunitari, per poi prodigarsi pro o  contro gli extracomunitari.

venerdì 5 marzo 2010

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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