IL PENSIERO DEL FIGLIO

Intervista a Giacomo B. Contri di Angela Postiglione

 

 

Mi è sembrato che la migliore Introduzione a Il pensiero del figlio fosse un commento di Giacomo B. Contri ai luoghi comuni che colonizzano i discorsi sulle relazioni tra genitori e figli o tra insegnanti e allievi. Gli ho quindi chiesto di commentarne alcuni dei più comuni che gli ho sottoposto nel corso di un’intervista.

La teoria dominante connette l’educazione dei figli con l’idea di “ruolo” di genitore e successivamente di educatore.

Non ha senso parlare di educazione del neonato: non ci vede, non ci sente, non è affatto educabile. Il neonato, quando va bene, può solo venire trattato bene, riscaldato, perché appena nasce ha freddo, lavato in acqua tiepida, allattato, salvo che si addormenti istantaneamente. Quando viene preso tra le braccia, importa la delicatezza. Se gli si parla, non importa il significato delle parole, che sono fuori dalla sua portata, ma la qualità dei suoni emessi. Questi sono esempi di come il bambino può compiere la sua prima esperienza di soddisfazione. E’ciò che chiamo trattar bene un neonato.

Per il bambino si comincia bene se si comincia dalla sua soddisfazione, così elementare, ma anche così soggetta a sottigliezze. Sottolineo specialmente il tono e il volume della voce, delicata o gracchiante, con cui gli si parla.

So che è stata messa in dubbio l’idea di una prima esperienza di soddisfazione nel bambino, ma è un dubbio che considero una vera cattiveria. Molto di ciò che avverrà negli anni successivi di quel bambino dipenderà da questa sua prima esperienza, così “terra-terra”, dalla temperatura del bagnetto, alla specie di voce. L’insieme di atti dell’adulto – potrebbe trattarsi anche di un’infermiera – guai, e rincaro la dose, guai, se tendesse ad essere né più né meno di quel che faccio per l’ospite che ricevo a quest’ora, che può solo essere accolto bene. L’ospite, se si sentisse sottoposto a educazione, sarebbe già tanto se non se ne andasse sbattendo la porta.

Importante, dunque, è cominciare bene. Col bambino o si comincia bene o si comincia male. E, per di più, il genitore che, puramente e semplicemente, è intento a far star bene il bambino, starà meglio anche lui, perché si comporta come il padrone di casa che riceve l’ospite. Non si tratta bene un ospite invitato a pranzo se lo si obbliga a mangiare. …

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Tratto da “Il pensiero del figlio”
Trascrizione di Angela Postiglione e Maria D. Contri.

Testo non rivisto dall’Autore.


 

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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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