IL PENSIERO DI CRISTO. L’EREDE

Buon giorno. Ancora grazie per questo privilegio. Penso di poterlo dire per tutti noi qui, non solo per me.

Inizio con questa frase: “non c’è niente da fare”. Ma dovrei pronunciare con accentazione diversa: «Non c’è niente da fare!». Per chiunque a questo mondo, questa frase suona come  rinunciataria, come rassegnata, nel senso banale della parola, come avere gettato la spugna. Non è così.

«Non c’è niente da fare».

Spiego meglio. Una celebre frase, almeno per molti, di un dramma piuttosto noto, è quella che suona: «Perché affannarsi tanto quando è così semplice obbedire?». Molti la conoscono: Violaine, in L’Annuncio a Maria. Se io avessi qui questa Violaine, tutte le Violaine del mondo, la sculaccerei per quello che ha detto. Bisogna sculacciare tutte le Violaine grandi e piccine del mondo: è una brutta frase. Ci è suonata così spirituale e santa solo per distrazione. Io dico:

«Perché affannarsi quando è così semplice lavorare?».

E c’è anche, ma non c’è solo, il lavoro del sudore della fronte; quello che chiamiamo pensiero e pensiero di Cristo è lavoro senza il sudore della fronte. Quindi io muto quella frase di Violaine. Che se poi uno va a pensarci bene, noi vediamo questa svolazzante fanciulla che non lavora affatto, in nessuna specie di lavoro. specialmente quel lavoro che è la cura, la premeditazione, la meditazione come premeditazione, come preparazione, estote parati, «preparatevi».

Facevo osservare ancora ieri a Madre Monica che nel nostro mondo resta solo il codice penale — ahimé! — a prendere sul serio il pensiero, perché nella premeditazione, quando un delitto è stato premeditato, si prende l’ergastolo o la ghigliottina. Io non dico che è bello, ma per lo meno è un caso unico al mondo in cui il pensiero è preso come una cosa reale, e a tal punto reale che se un omicidio è stato compiuto premeditatamente la pena è più grave. Significa che almeno in quel caso, in questo unico caso in tutto il nostro mondo, riconosciamo serietà e realtà a questa cosa che chiamiamo pensiero, e che non è una cosa peraltro. …

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Pronunciato  nel  Monastero  Cistercense  N.S.  di  Valserena  il  5  giugno  2005.
Testo non rivisto dall’Autore.
Revisione a cura di Gilda Di Mitri.


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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