IL PRURITO DI MORETTI

Occidorientali. O anche: come si può non dirsi giapponesi? Non so tanto bene molte cose, tra le quali la differenza tra seppuku e hara-kiri: mi risulta che il primo sia il nome nobile, e il secondo il nome volgare, della medesima cosa (con traslitterazione ultravolgare: karakiri). Grossolanamente descritto, si tratta del ritualistico taglio autodiretto della pancia, seguito dal non meno ritualistico taglio eterodiretto della testa per mano di uno, possibilmente un amico, che interrompe di netto una faccenda che altrimenti andrebbe per le lunghe. Ho letto un racconto – di avventure giapponesi, ambientato nel ‘600 –, un personaggio del quale dice: «C’è sempre una soluzione», il seppuku appunto. Che non è un “semplice” caso di suicidio culturalmente legittimato – che volgarità, cose da olandesi –, ma un colto suicidio masochista. Sembra quasi un’apologetica antieutanasica: cacotanasia. Molto morale, dato che si soffre. Questo l’Oriente.

Ma l’Occidente, si sa, ha la fissa della verità. E allora, soluzione sì ma con ricerca della verità. Che col tempo è stata un po’ addomesticata nella domus scientifica, poi medica. È la ricerca del film Caro diario di Nanni Moretti, che indaga, in una progressiva ascesi attraverso una processione di medici, la verità del prurito: infatti il protagonista non fa che grattarsi, è invaso dal prurito. Ciò corrisponde alla terza parte del film: le prime due sono un’esplorazione pasoliniana di una realtà banale, disperata, idiota, senza uscita, ossia la questione, appunto, di una soluzione. Non seppuku, ma una soluzione con verità: al male reale tipizzato in un penoso prurito. La verità come diagnosi medica.

La maggioranza dei medici del film dispensa diagnosi diverse e tutte sbagliate, con le relative terapie farmacologiche. Il terzultimo introduce il sospetto di una causalità psichica del sintomo, ma a buon conto dà anche lui farmaci simili ai precedenti. Il penultimo, finalmente benché ancora penultimamente, si avvicina alla verità: è cancro, un sarcoma polmonare di alta malignità.

Ma la verità — una veritas che gioca sarcasticamente alla virtus — sta in medio: in breve e infine, si tratta solo, agrodulcis in fundo, di morbo o linfoma di Hodkin, detto anche linfogranulomatosi maligna benché non tanto (con il che un po’ di ragione viene data anche al terzultimo medico: infatti già i clinici di tanto tempo fa ammettevano che in questo morbo la psiche fa la sua parte). Insomma, una malattia abbastanza digeribile, quantunque sempre digerente.   …

Leggi tutto


30 GIORNI
n.12/1993
Rubrica «CINEMA»
Dicembre 1993


Su questo sito molte funzionalità sono rese possibili dall’uso di cookie (tecnici o di terze parti) che vengono installati nel Suo dispositivo.
Per l’uso dei cookie di terze parti abbiamo bisogno del Suo consenso: per sapere quali usiamo e come gestirli può leggere la nostra COOKIE POLICY e decidere liberamente quali attivare o come bloccarli; in questo caso alcune funzionalità potrebbero non essere più disponibili.

Copyright © 2020 Giacomo B. Contri - C.F. CNTGMB41S04E379X
Copyright - Contatti - Tutela della Privacy - Cookie Policy


Credits


Data di pubblicazione: 05/06/2016

Su questo sito molte funzionalità sono rese possibili dall’uso di cookie (tecnici o di terze parti) che vengono installati nel Suo dispositivo.
Per l’uso dei cookie di terze parti abbiamo bisogno del Suo consenso: per sapere quali usiamo e come gestirli può leggere la nostra COOKIE POLICY e decidere liberamente quali attivare o come bloccarli; in questo caso alcune funzionalità potrebbero non essere più disponibili.