IL SEDILE E L’ESSERE.
ESSERE È PRENDERE POSTO

TRIBUNALE FREUD

 

L’antica filosofia predicava che l’essere (quello di una persona, non solo oggetto naturale) è.

Coloro che non hanno studiato filosofia ascoltano con distratto rispetto, pensano che sono discorsi da filosofi di cui pochi si intendono, e si regolano secondo il vecchio detto che la pratica vale più della grammatica.

Non si accorgono che invece è una faccenda molto pratica, e anche grave per loro e per tutti.

Prendiamola dal lato psicoanalitico più noto, quello per cui nessuno può dire che sono discorsi da psicoanalisti di cui non si intende: tutti sanno infatti che vi si tratta di poltrona e divano ossia di posti, sedili, dove l’essere si pone.

Dopo di che, fatto il posto, non c’è più legittimità né scusante per la prepotenza dell’usurpatore che si arroga di predicare lui che sono e che cosa sono. L’essere che si pone da sé giudica e sanziona l’invasore che pretende di rubargli il posto esiliandolo da esso. L’essere si dice da lì, da un posto. Lo dice se ne ha voglia: a volte è meglio il silenzio, che è anch’esso un posto, altrimenti è mutismo identico allo schiamazzo.

Quando non si dice da lì abbiamo il dominio del presupposto, del pre-sub-posto, del sotto-posto fin dalla premessa cioè lo schiavo radicale, e fin dal primo vagito.

Il divano di Freud è il primo e nuovo atto filosofico da duemilacinquecento anni.

É il posto, il sedile fisico e formale, a costituire un pensiero (chiamiamolo pure “filosofia”) perfettamente realista. Non è realista quella filosofia dell’essere che mi de-realizza dal posto.

Risulta l’unica definizione di “essere” che sia corretta e anche rispettosa ossia morale: l’essere è quello che prende posto. …

25 settembre 2006

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Pubblicato su www.studiumcartello.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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