IO BAMBINO DI STRADA, E ROUSSEAU

Sono stato bambino di strada e di lettura, oltre che di casa-scuola-chiesa: leggevo, senza educatori alla lettura, tutto quello che mi capitava a portata di mano e occhio, e ciò mi serve ancora oggi (per la verità l’educatore era mio padre, ma solo perché amava i libri e li lasciava a disposizione, senza avere da ridire).

Leggendo ciò che J.-J. Rousseau ha scritto sulla lettura nell’infanzia, non posso che prendermi legittimamente come fonte competente nel giudizio: Rousseau è stato un nemico della mia infanzia, con l’aggravante di tentarmi ad assumere su di me la sua Teoria, facendomi biasimare la mia infanzia (una tentazione in cui cadono tutti, poi sono dolori alla lettera).

Se ci fosse riuscito avrebbe fatto di me un altro Rousseau, magari peggiore (la trasmissione dell’errore è un’escalation).

Rousseau odiava la lettura, cito  dall’Emilio:
“Io odio i libri…”,
“Togliendo così tutti i doveri ai fanciulli, tolgo lo strumento della loro più grande miseria, cioè i libri. La lettura è il flagello dell’infanzia… Appena a dodici anni Emilio saprà che cos’è un libro…”.

(chi vorrà verificherà di persona i macabri testi citati: devo le citazioni a Maria Gabriella Pediconi, dall’edizione Laterza del 1963 a cura di A. Visalberghi, rispettivamente a p. 160 e p. 120).

Qualcuno potrebbe credere di giustificare Rousseau facendo notare che egli toglieva i libri in quanto “doveri”, ma anche questa è un’aggravante: che per i fanciulli i libri siano “doveri” è solo una Teoria, che da bambino io non avevo e che nessuno si è sognato di impormi (ho avuto fortuna).

C’è leggere e leggere, è la distinzione tra studio e lettura: il fatto che Rousseau ne mancasse peggiora la sua diagnosi, che significa giudizio (Rousseau era un perverso).

A proposito di questa distinzione (decisiva per la salute psichica) aggiungo un’altra testimonianza (personale come ogni testimonianza): in quarta ginnasio ho appreso che l’anno dopo a scuola avremmo studiato “I Promessi sposi”:
subito ho deciso che li avrei letti per mio conto durante le vacanze estive imminenti, nella certezza (presto verificata) che a scuola me li avrebbero rovinati facendomeli studiare.

Poscritto:
sono stato un bambino-massa (questa espressione è un’invenzione linguistica mia), e me ne rallegro: per dirla tutta, non ho avuto psicologi “tra i piedi” a occuparsi dei miei disagi e delle mie emozioni, così poi ho potuto occuparmene da me;
già a otto anni in famiglia mi chiamavano “il pensionante”, e almeno in questo avevo cominciato bene la mia vita: vero che poi, come tutti, sono stato deviato dalla retta via, ma ogni volta che poi ho operato bene è stato quando vi sono tornato (riconosco il mio debito ai Fratelli Grimm, la mia seconda Bibbia d’infanzia come già di Freud, ma ancora non lo sapevo).

Milano, 22 marzo 2007

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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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