ISTITUZIONI DEL PENSIERO, O: CHE CI STIAMO A FARE?

[É appena uscito “Istituzioni del pensiero”, Sic Edizioni, Milano 2010, che raccoglie oltre al mio precedente saggio omonimo e altri testi, contributi di Alberto Colombo, Raffaella Colombo, Maria Delia Contri, Luca Flabbi, Glauco Maria Genga, Maria Gabriella Pediconi, Roberto Righi.

É il quarto volume di un libro unico detto “Pensiero di natura”, in più volumi come perle di una collana.]

Non c’è senso (“che ci stiamo a fare?”) che del corpo, quello del suo moto: soddisfazione(-conclusione), o meta, è il suo nome.

Sul corpo sbagliamo tutto se lo concepiamo al solo livello della rappresentazione:
medica, performativa, pornografica:
si provi a elencare le performance (io ne trovo cinque):
risulterà che in quella sessuale si uniscono la rappresentazione della performance ginnica con la rappresentazione medica, la pornografia appunto, di cui continuiamo a andare … pazzi anche come monaci di clausura.

Il pensiero assume la rappresentanza del corpo in ordine alla soddisfazione cioè nel rapporto con l’universo:
ci sono sì altre rappresentanze come Istituzioni, ma nessuna lo è né lo può essere del corpo quanto al suo senso:
prendere o lasciare (libertà o servitù):
per lo più si lascia (patologia).
Quanto a come-va il corpo, inutile lamentarsi oltre un certo limite di come-va il mondo, governo compreso:
nella rappresentanza del corpo, inutile anche affidarsi all’Istituzione sindacale, che il corpo se lo rappresenta soltanto, e a mazzi:
nessuna istanza-istituzione del mondo può assumere la rappresentanza del senso del corpo, ne ha solo le rappresentazioni, più deodorate che profumate.

Tutta la psicologia, il comportamentismo, il cognitivismo, le neuroscienze, sulla scia della storia della filosofia, restano nella rappresentazione.

Il pensiero come Istituzione individuale – cui corrisponde l’ob-iezione dell’ob-iectum come la sua contro-Istituzione -, permette di negoziare il proprio rapporto con l’Universo, per poi e solo poi rinegoziare il proprio rapporto con le Istituzioni a ogni livello:
secondo me è la definizione di “santo”, privo di “sacro” ossia di astinenze anzitutto di pensiero.

Il buono di “Dio”, checché si pensi intorno alla sua esistenza e al suo sempre più oscuro concetto, è che si può averlo come interlocutore nell’autonomia del suo pensiero, in rapporto all’Universo, da ogni Istituzione mondana:
sono disposto a chiamare “Dio”uno che sia Amico del mio pensiero:
con questo criterio, all’occorrenza “Lo” riconoscerò.

Un’Università sarebbe quella che dà realtà al pensiero come Istituzione.

Milano, 21 gennaio 2010

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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